Mercoledi', 19 Giugno 2019
 
  
  
  
 
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BAGNARA CALABRA A Proposito di dissesto finanziario

Dissesto FinaziarioDissesto FinaziarioA proposito della situazione politico-finanziaria del Comune di Bagnara, la Terna commissariale ha decretato lo stato di Dissesto finanziario: notizia letta su CostaViolaNews del 26 ottobre 2016. Era nell’aria un tale risultato? Certamente sì! Io non vivo a Bagnara oramai da diversi decenni, ciò nonostante ho sempre avuto cura ed interesse a seguire, anche se da lontano, attraverso relazioni con “vecchi” amici e tramite questo giornale on line, le vicende e le “politiche” che interessano il nostro paese. Se mettiamo da parte quei pochi casi di apparente interesse cittadino con qualche opinione espressa subito dopo la notizia di commissariamento del Comune, su parere del Ministero dell’Interno, passati alcuni mesi, la “cosa” s’è messa a tacere, e nessuna altra ulteriore discussione in merito ho mai più letto.
Nei mesi successivi, leggendo qua e là alcuni interventi riguardo alla gestione commissariale, ho avuto la sensazione che ci fossero malumori e larvate critiche per come temporaneamente la città veniva amministrata. Non penso di sbagliarmi, ma sembra, tra l’altro, che i responsabili di un’onta di tal fatta siano gli stessi Commissari che, chissà per quali reconditi e misteriosi motivi, non abbiano voluto ”evitare” la dichiarazione di Dissesto finanziario; dimenticando che costoro sono i portavoce e gli esecutori di ben precise disposizioni ministeriali, essendo dei funzionari di Stato! Da quando essi si sono insediati, nei loro confronti è scattato un grido di segnalazioni, forse eccessivo, di fatti e situazioni da risolvere: dalla villa comunale, alle fognature che non scaricavano a dovere, dall’erogazione dell’acqua potabile alle frane stradali, dalla potatura delle palme finanche all’allagamento di strade, ecc. Certamente, ognuno di noi sa che tutto ciò non è da addebitare alla Terna commissariale, ma è il risultato di dissennate amministrazioni precedenti. Notizie ed articoli letti periodicamente sulla stampa locale confermano tale mio parere. Giusto per fare qualche precisazione, dico che non ho riscontrato neanche un pur timido plauso verso tali Commissari per il tentativo di fare rispettare localmente leggi e disposizioni amministrative che erano e sono tuttora in vigore, quali: l’osservanza ed il rispetto delle aree pubbliche; il pagamento dei tributi per occupazione di spazi pubblici; il rispetto delle norme igienico sanitarie dei posti di vendita per ambulanti; ecc. Con piacere avevo notato fino a quest’estate l’ordine con cui persino il posteggio delle auto era attuato con grande solerzia dai cittadini e come neanche un’auto fosse bellamente posteggiata sulle strisce pedonali. La cittadinanza aveva finalmente preso coscienza della legalità collettiva? No, non credo proprio. Era semplicemente la paura di subire sanzioni che nessuno avrebbe potuto cassare! Era un sottostare forzatamente al rispetto (imposto) dalla legge! Ma, temo che si ritornerà come pri- 2 ma non appena la Terna finirà il suo lavoro e toglierà di mezzo la sua “fastidiosa” presenza. Ne potremmo discutere fra un anno, quando oramai si sarà insediata una nuova amministrazione. Momentaneamente, Bagnara indossa questo nuovo vestito che sta stretto a molti cittadini, avvezzi nel tempo passato a fare e disfare della “cosa pubblica” un affare personale, quasi privato. Sono talmente rattristato e demoralizzato dallo stato culturale ed etico in cui è decaduto questo nostro paese, che trovo persino irritante quando leggo o sento espressioni tronfie di enfasi paesana dell’orgoglio di essere “bagnaroti”. Tale “orgoglio” non può e non deve dimenticare che il bene morale e sociale di Bagnara si deve realizzare con serietà, onestà ed efficienza da parte di tutti gli abitanti; perché gli impegni politici e sociali, senza i quali non c’è crescita civile, non devono essere demandati solo ad una “ cerchia” di persone. E’ un impegno, un dovere kantiano, che non può scendere dall’alto, che non deve essere “imposto” da altri, ma deve essere sentito da ciascuno, favorendo riflessioni, avanzando proposte, alimentando discussioni, a livello sociale e politico. Ho l’ impressione che, scoppiata la “bomba” ed estinto il botto, la vita tra i cittadini abbia continuato a scorrere come se nulla fosse successo. Invece, a mio parere, il fatto accaduto è di una gravità sociale ed etica enormemente pesante, e talmente demoralizzante che avrebbe dovuto creare nei cittadini un baratro di scoramento, tanto da indurli ad una profonda riflessione. Capisco che oramai ci siamo “abituati” a notizie che fino ad alcuni decenni fa erano considerate estremamente gravi e creavano sdegno e condanna pubblica, quale uno scioglimento di Consiglio comunale per infiltrazione mafiosa, ma mi chiedo se l’abitudine al reato possa mai vincere lo spirito e la mente di quella gente che ancora sperava e spera che il rispetto della legge e della legalità debba essere al primo posto di un’etica del vivere in una stessa comunità. So che non è e non può essere così, che le persone oneste e corrette combattono queste devianze, ma so pure che esse preferiscono stare lontane dal “gioco” sporco di certi modi d’amministrare. Allora, occorre riprendere in mano la situazione e mostrare quello scatto d’orgoglio di persone “per bene” per riprendere un sano cammino di confronto e di interlocuzione. La storia appena passata non deve essere dimenticata da coloro che intendessero proporsi al governo della città; evitando, però, le facili generalizzazioni: la si deve tenere sempre presente e superarla non con enfasi e demagogia, ma con precise indicazioni e con progetti utili, realisticamente realizzabili, da sottoporre all’approvazione dei cittadini. Personalmente e per esperienza di vita, ho sempre diffidato da chi si auto-propone come il moralizzatore di turno, come il valoroso “chiamato” a redigere un programma di regolamentazione etica: non serve un “eroe”, servono persone che blaterino di meno e facciano cose concrete per il bene comune. Ci vuole un concorso di idee da costruire insieme, tra cittadini che vogliono (e devono) portare avanti un “nuovo” percorso di vita comunitaria. Non voglio sminuire il valore e l’apporto delle cosiddette “nuove 3 generazioni” : ben vengano proposte e progetti di giovani ben preparati culturalmente e animati da dinamico spirito sociale, ma ritengo che non si possa trascurare l’attenzione verso chi, anche se non più “giovane” in età, è portatore di moralità pubblica, di capacità amministrativa e di valide idee. So che non è facile, né semplice. Mi piacerebbe che, finalmente, ci fossero persone (e, ce ne sono!) in grado di mettere nel dimenticatoio la filosofia di vita che ha caratterizzato il tipico atteggiamento asociale del bagnarese, che viene ricordato con l’espressione: “ si ‘nzuppa ‘â taralla” . Queste “nuove” persone dovranno essere in grado non di isolare il cittadino ma di coinvolgerlo, di tenerlo come compagno di cammino e di impegno. Insomma, ci vorrebbe una rivoluzione culturale, intesa in senso lato, con una nuova e vasta circolazione di idee. E le idee o si hanno già o si costruiscono insieme, attraverso il coinvolgimento e la conoscenza dei problemi. Sono le idee che formano gli uomini; idee che si devono mettere a confronto con quelle degli “altri”, senza prosopopea ed aria di sufficienza ma con umiltà, serietà e competenza. A Bagnara e frazioni vi sono ancora persone che per esperienza e capacità professionale possono essere coinvolte; persone che hanno già dato e che ancora potrebbero dare; persone che non vivono di politica ma per la politica. Persone che, tra l’altro, hanno anche le mani pulite! Basta cercarle.
 
Lettera di Pasquale Stillitano inviata al Direttore