Presentato a Lamezia il libro di Michela Cimmino e Saveria Sesto “I Florio. Da Bagnara Calabra a Marsala e alla conquista del mondo” 

“I Florio. Da Bagnara Calabra a Marsala e alla conquista del mondo” è una narrazione breve e intensa nata all’interno del concorso nazionale “Racconti di vino 2025” dell’Associazione Nazionale Città del Vino. Il testo compie un’operazione storiografica e letteraria preziosa: riscattare la matrice calabrese della dinastia Florio, spesso offuscata dalla successiva grandezza del loro impero siciliano.
È lo stesso vino Marsala a farsi voce narrante e testimone in prima persona dell’ascesa della famiglia. Il Marsala non è semplice merce o sfondo, ma un vero e proprio personaggio dotato di memoria, olfatto, sensibilità e affetto per i suoi creatori.
A questa voce “liquida” si alternano i monologhi interiori di due figure femminili chiave: Giuseppina Saffioti Florio, incarnazione dello sradicamento e della dignità della “fimmina bagnarota”, segnata dal lutto del terremoto e dalla nostalgica partenza per la Sicilia; Giulia Portalupi Florio, “la milanese”, sguardo esterno e resiliente che vive le tensioni d’amore con Vincenzo, l’ostilità della suocera e il lento superamento dello stigma sociale.
La struttura del racconto poggia sul grande strappo del 5 febbraio 1783, il sisma che devasta la Calabria e azzera le certezze materiali di Paolo e Giuseppina. Il terremoto agisce proprio come una frattura narrativa: la spinta a migrare trasforma la perdita in un’esplosione di intraprendenza mercantile. Le autrici riescono a mostrare come il genius loci calabrese, fatto di tenacia e visione, si trapianti nella terra siciliana proprio come una barbattella di Vitis vinifera.
Il registro linguistico oscilla con equilibrio tra: lirismo evocativo e sensoriale (i profumi di miele e fico, i colori ambrati); tecnicismo enologico (vitigni, vendemmia, fermentazione, travasi, mistella, affinamento, Soleras, gradazioni e tipologie del Marsala) e inserti in dialetto e lingua d’epoca (“putiedda”, “pirucchiusi arrinisciuti”, “schifazzo”, “armacie”) che restituiscono l’impatto reale dello scontro di classe e dell’estrazione popolare dei Florio di fronte all’aristocrazia dell’epoca.
Senza cadere nella celebrazione agiografica, il racconto ridona corpo, voce e profumo alla fatica di donne e uomini che hanno trasformato un viaggio di necessità in una leggenda industriale e culturale restituendoci una narrazione corale, poetica e profondamente umana.

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