La recente visita della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, ha rappresentato un momento significativo per la comunità portuale di Gioia Tauro. La riunione, svoltasi presso la Capitaneria di Porto alla presenza del Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale, Andrea Agostinelli, del Prefetto di Reggio Calabria, Clara Vaccaro, dei rappresentanti dei terminalisti MCT e Automar, delle Autorità Marittime e delle Organizzazioni Sindacali CGIL,
CISL, UIL e SUL, ha riportato al centro del dibattito un tema su cui, come Coordinamento Portuali, non smetteremo mai di insistere: la sicurezza sul lavoro non è mai scontata, nemmeno dove si registrano buone pratiche. Riconosciamo l’impegno concreto e l’attenzione alla sicurezza da parte dei due terminalisti attivi nello scalo di Gioia Tauro. Tuttavia, proprio perché conosciamo la complessità e i ritmi del lavoro portuale, ribadiamo che l’attenzione alla salute e alla sicurezza deve essere costante, quotidiana e condivisa tra imprese, istituzioni e rappresentanze dei lavoratori. Come Coordinamento, crediamo che non ci si possa mai accontentare degli standard minimi di
sicurezza. Serve presenza attiva sui luoghi di lavoro, vigilanza sindacale, formazione continua e disponibilità a denunciare le criticità, ma anche a proporre soluzioni. Pressioni produttive, sottovalutazione dei rischi, affaticamento fisico e mentale, mancanza di preparazione adeguata: queste sono le vere cause degli infortuni e delle morti sul lavoro. Non si tratta di fatalità, ma di condizioni evitabili con politiche aziendali rigorose, investimenti in sicurezza e cultura della prevenzione. Le aziende, e non è il caso di Gioia Tauro per fortuna, devono smettere di considerare la sicurezza un ostacolo alla produttività: le procedure devono essere rispettate, anche quando questo significa rallentare i ritmi. Nessuna produzione vale quanto la vita e l’integrità di una persona.
Abbiamo inoltre ribadito la necessità di: Potenziare le ispezioni con personale tecnico qualificato; Introdurre la cultura della sicurezza già nelle scuole, come parte dell’educazione civica e della formazione alla cittadinanza attiva; Riconoscere il lavoro portuale come usurante e gravoso, viste le condizioni operative spesso estreme, l’impiego di macchinari complessi, i turni notturni e l’impatto fisico e mentale sul personale; Sbloccare con urgenza il fondo di incentivazione all’esodo, fermo da tempo, per tutelare quei lavoratori che, per motivi di salute o età, non possono più svolgere mansioni pesanti. In tutti i porti italiani – grandi hub o piccoli scali – la sicurezza deve diventare un
valore fondante e non una voce marginale nei bilanci aziendali. È tempo di aggiornare le normative, reperire i fondi necessari e riconoscere con atti concreti la centralità del lavoro portuale nel sistema economico nazionale. Il Coordinamento Portuali continuerà a far sentire la propria voce, in ogni sede istituzionale e sindacale, affinché ogni lavoratore portuale – da Gioia Tauro a Trieste, da Genova a Cagliari – possa operare in condizioni dignitose, sicure e rispettose della propria salute e del proprio futuro
Coordinamento Portuali: “La sicurezza sul lavoro è una responsabilità collettiva. Anche dove c’è attenzione, serve vigilanza continua”

