La rivoluzione digitale nella storiografia: l’impatto dell’intelligenza Artificiale quale strumento per indagare e ricostruire il passato. Un tema di stretta attualità della ricerca scientifica anche in ambito storico e storiografico. Abbiamo sentito l’opinione del Prof. Saverio Verduci, storico e ricercatore.
Prof. Verduci, da studioso di Storia, secondo lei in che modo l’Intelligenza Artificiale sta modificando gradualmente lo studio del passato?
“Beh, sicuramente l’IA sta modificando gradualmente lo studio della storia quale disciplina di indagine del passato. L’immagine dello storico tradizionalista, chino su antichi manoscritti ingialliti, sta rapidamente evolvendo. L’ingresso dell’Intelligenza Artificiale nel campo degli studi storici non è più una visione fantascientifica, ma una realtà che sta ridefinendo metodologie, strumenti e persino le domande che ci poniamo sul passato. L’IA non è destinata a sostituire lo storico, ma a diventare un suo potente alleato, aprendo nuove frontiere di ricerca e rendendo accessibili quantità di dati finora impensabili.”
In quali campi è maggiormente ravvisabile questa graduale rivoluzione di indagine metodologica?
“Uno dei campi in cui l’IA sta mostrando il suo potenziale più rivoluzionario è l’analisi delle fonti. Gli storici hanno a che fare con un volume immenso di documenti, spesso frammentari, danneggiati o scritti in lingue antiche e calligrafie complesse. Qui l’IA interviene con strumenti come il riconoscimento ottico dei caratteri (OCR) e il riconoscimento della scrittura a mano (HTR). Mentre l’OCR è già una tecnologia matura, l’HTR, alimentato da reti neurali, è in grado di decifrare manoscritti storici con una precisione sempre maggiore, superando le difficoltà legate alle varianti stilistiche e alla degradazione del tempo. Questo significa che archivi interi, finora consultabili solo da esperti paleografi, possono essere digitalizzati e resi ricercabili in pochi minuti, accelerando enormemente il lavoro di ricerca.”
Ma l’IA può anche, in qualche modo supportare nella comprensione del contenuto di una fonte storica?
“Si ciò è certamente possibile. L’IA infatti, oltre a decifrare il testo, può aiutare a comprendere il contesto e il contenuto riportati dalle fonti. Gli algoritmi di elaborazione del linguaggio naturale (NLP) possono analizzare milioni di documenti per identificare schemi, correlazioni e tendenze che sfuggirebbero all’occhio umano. Si può, per esempio, tracciare l’evoluzione di un concetto politico in un’epoca specifica, analizzare la frequenza di certe parole per studiare le dinamiche sociali o mappare le reti di relazioni tra individui citati in epistolari antichi. L’IA, in sostanza, trasforma una mole disorganizzata di dati in una base di conoscenza strutturata.”
L’IA si dimostra essere utile anche nella ricostruzione in 3D di luoghi e oggetti in tempi di elaborazione e riproduzioni relativamente brevi. In che modo ciò avviene?
“La storia, come sottolineo spesso, non è fatta solo di documenti, ma anche di luoghi e oggetti. L’IA sta rivoluzionando anche l’archeologia e lo studio dei beni culturali. La ricostruzione 3D di siti archeologici o monumenti antichi, un tempo un lavoro meticoloso e di lunga durata, può essere ora accelerata utilizzando algoritmi di intelligenza artificiale che, partendo da foto o scansioni, generano modelli digitali iperrealistici. Questi modelli non sono solo visivamente impressionanti, ma permettono di studiare la struttura e l’evoluzione di un luogo nel tempo.”
Ma è possibile utilizzare l’IA per effettuare previsioni e testare ipotesi che possono creare condizioni umane e sociali nonché economiche e ambientali di epoche passate anche lontane da quella in cui viviamo?
“Anche questo aspetto non costituisce più una barriera invalicabile. Gli storici e gli archeologi possono anche usare l’IA per fare previsioni e testare ipotesi. Modelli di simulazione basati su agenti possono ricreare le condizioni sociali, economiche e ambientali di un’epoca passata. Immaginate di poter simulare la diffusione di una pestilenza in una città medievale, l’esito di una battaglia in base alla disposizione delle truppe o l’impatto di un cambiamento climatico su una società agricola. Questi “laboratori virtuali” offrono un modo nuovo e dinamico di esplorare il passato, andando oltre la semplice narrazione per analizzare le cause e gli effetti degli eventi.”
Sappiamo bene però che il dibattito tra gli addetti ai lavori è aperto e gli aspetti, anche tecnici oltre che deontologici e professionali, sono molteplici
“Indubbiamente sì. L’uso dell’IA non è privo di dibattiti. La critica più frequente riguarda il rischio di “deumanizzare” la storia, riducendola a un mero calcolo algoritmico. Molti storici sostengono, giustamente, che la comprensione del passato non può prescindere dall’interpretazione umana, dall’empatia e dalla capacità di leggere tra le righe. E qui sta il punto cruciale: l’IA non fornisce l’interpretazione, ma un’analisi. Non risponde al “perché”, ma fornisce una mole di dati e di correlazioni che aiutano lo storico a formulare e a verificare le sue ipotesi interpretative in modo più robusto.
Un’altra sfida è quella dei “bias” intrinseci negli algoritmi. Se i dati di partenza sono incompleti o riflettono i pregiudizi di chi li ha prodotti, l’IA potrebbe non solo perpetuare, ma addirittura amplificare queste distorsioni. Per questo, è fondamentale che gli storici lavorino a stretto contatto con gli scienziati dei dati per garantire la qualità e la rappresentatività delle fonti utilizzate, interrogandosi sempre sull’etica dell’uso di questi strumenti.
È necessario ribadire e sottolineare che l’’Intelligenza Artificiale non è il cacciatore di fantasmi che scopre le verità nascoste del passato, ma un potente microscopio che permette allo storico di vedere dettagli e schemi che altrimenti, in molti casi,potrebbero rimanere invisibili. È una rivoluzione che ci spinge a riflettere non solo su come studiamo la storia, ma anche su come la definiamo. L’era in cui un singolo storico poteva padroneggiare una vasta quantità di fonti sta finendo, lasciando il posto a un’era di collaborazione interdisciplinare, dove il passato viene esplorato con una curiosità e una profondità senza precedenti.
Tuttavia è bene sottolineare e lo ribadisco ancora una volta, che l’uso dell’IA non deve mai sostituire il ruolo critico dello storico poiché essa rappresenta un assistente, uno strumento per l’analisi dei dati e dunque spetta sempre all’essere umano interpretare i risultati, contestualizzarli e porre le domande dalle cui risposte sarà possibile veramente indagare e ricostruire il passato.”
Redazione CVNEWS

