Gli alunni del Severi incontrano il procuratore Giuseppe Borrelli

Venerdì 27 marzo 2026 presso l’Auditorium “Nicholas Green” dell’I.I.S. “F. Severi” di Gioia Tauro, si è tenuto il convegno dal titolo “Il contrasto educativo alla cultura mafiosa. Educare alla legalità: un impegno condiviso.”  L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra l’Istituto e il Dipartimento di Culture, Educazione e Società dell’Università della Calabria. A dare avvio ai lavori è stato il professor Carmine Pisano, che ha sottolineato l’importanzadi un percorso pedagogico iniziato quattro anni fa e che oggi non si chiude, ma si rinnova, coinvolgendo una nuova generazione di studenti, le classi terze, chiamate a diventare parte attiva di un cammino che non impone, ma propone.

Nel suo intervento, il Dirigente Scolastico Fortunato Praticò ha ribadito con chiarezza la posizione della scuola: nessuna volontà di indottrinare, nessuna verità preconfezionata da trasmettere. Piuttosto, la scelta consapevole di offrire agli studenti occasioni di incontro autentico con chi, come il Procuratore Giuseppe Borrelli, vive quotidianamente il contrasto alla criminalità organizzata, perché è nel confronto diretto che nasce la possibilità, per ciascun ragazzo, di costruire una propria idea di giustizia, di legalità, di responsabilità. A dare inizio ai lavori un video realizzato dagli alunni della 3 R per ricordare i magistrati uccisi dalla mafia. A seguire, l’intervento della professoressa Rossella Bulsei che ha riportato l’attenzione su una delle sfide più complesse che oggi la scuola si trova ad affrontare: quella del linguaggio. Un linguaggio che cambia, che si trasforma, che spesso arriva agli studenti attraverso le narrazioni delle fiction, dei social, dei media e che, anche quando non nasce con l’intento di esaltare la mafia, rischia talvolta di restituirne un’immagine distorta, quasi affascinante. È qui che la scuola è chiamata a intervenire: non censurando, ma traducendo, decodificando, restituendo senso critico.

La professoressa Domenica Velardoha voluto ribadire con forza il valore dell’Educazione civica all’interno del percorso scolastico, sottolineando come il Severi, da anni, non si limiti a trasmettere contenuti, ma costruisca esperienze, attraverso lezioni attive. Un lavoro costante che si realizza attraverso la collaborazione con il territorio: associazioni, forze dell’ordine, magistrati, avvocati, rappresentanti delle istituzioni. Una rete viva, concreta, che ha un unico obiettivo: contribuire alla formazione di studenti consapevoli, capaci di leggere la realtà e di scegliere da che parte stare. È toccato al Procuratore Capo della DDA di Reggio Calabria, Giuseppe Borrelli il compito di raccontare con semplicità la verità che si nasconde dietro l’ostentazione mafiosa. “Conviene davvero essere mafiosi?” Ricordando le tante vittime innocenti di mafia, non si può non constare “che nelle terre di mafia siamo tutti vittime delle mafie” perché costretti a vivere nel sottosviluppo in cui la mafia ci relega. Ai giovani spetta il compito di cambiare, di pretendere dalle istituzioni il cambiamento per se stessi e per il loro futuro. A rendere ancora più significativa l’esperienza raccontata, il contributo della classe III C, che ha realizzato un video dal titolo “Una giornata da procuratore”, in cui hanno saputo tradurre in immagini, parole e ritmo narrativo la complessità del ruolo del magistrato, restituendone il peso delle responsabilità, il senso profondo della giustizia e il valore delle scelte. Con onesta e semplicità il procuratore ha risposto alle domande curiose degli alunni. Dalla riforma della giustizia all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, un confronto aperto e schietto.A chiudere l’incontro, il collegamento con il professor Giancarlo Costabile, direttamente da Capaci, dal Giardino della Memoria. Un luogo che non è solo simbolo, ma testimonianza viva. Il suo intervento ha restituito profondità al percorso intrapreso dal Severi, riconoscendone il valore pedagogico e culturale. Contrastare la cultura mafiosa non significa soltanto conoscerla. Significa riconoscerla, metterla in discussione, rifiutarla. Contrastare la cultura mafiosa è l’unico modo per dare a questa terra una nuova opportunità.

 

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