Da qualche tempo, a Scilla si assiste a una distribuzione crescente di deleghe comunali a titolo gratuito, una scelta che sta suscitando interrogativi tra cittadini e osservatori locali. Non si tratta di incarichi retribuiti, è vero, ma la loro quantità e la natura talvolta generica delle materie affidate hanno acceso il dibattito sull’effettiva utilità di questa prassi amministrativa. Le deleghe toccano i temi più disparati: dalla “valorizzazione delle tradizioni popolari” alla “promozione del senso civico”, passando per “rapporti interistituzionali” e “proposte per il miglioramento dei servizi”. In teoria, nulla di male: anzi, il coinvolgimento dei cittadini nella vita amministrativa può essere un segnale positivo. Tuttavia, ciò che lascia perplessi è la mancanza di strumenti operativi, di una visione d’insieme e di riscontri pubblici sulle attività svolte.
Molti incarichi sembrano essere più simbolici che funzionali, più orientati a riconoscere ruoli o equilibri politici che a risolvere concretamente i problemi del territorio. Non a caso, cresce la sensazione che alcune deleghe siano state pensate per “accontentare” piuttosto che per “amministrare”. “È una distribuzione generosa, forse troppo,” commenta un cittadino, “ma cosa ne ricava davvero Scilla da tutto questo? Chi controlla se quelle deleghe producono effetti concreti?” L’impressione generale è che si stia costruendo un’amministrazione fatta di tante etichette e pochi risultati visibili, in un momento in cui il paese avrebbe invece bisogno di risposte su temi fondamentali: infrastrutture, decoro urbano, turismo sostenibile, manutenzione ordinaria, solo per citarne alcuni.
Va riconosciuto che si tratta di incarichi senza oneri per l’ente, ma il nodo centrale resta uno: a cosa serve una delega, se non è accompagnata da mezzi, obiettivi e trasparenza? In attesa di risposte ufficiali o di un bilancio pubblico delle attività svolte dai delegati, resta il dubbio che dietro questa apparente apertura alla partecipazione si nasconda, in realtà, una gestione politica più attenta a “distribuire visibilità” che a pianificare il futuro della città.
Comitato Cittadino Spontaneo

