Un viaggio viscerale tra le luci e le ombre della Montagnammare, la magia degli oggetti e la riscoperta di Villa De Leo.
BAGNARA CALABRA – Una calorosa partecipazione di pubblico ha fatto da cornice, nella serata di ieri giovedì 23 luglio, alla presentazione del romanzo “Montagnammare” di Eliana Iorfida (Luigi Pellegrini Editore). L’evento, momento centrale della rassegna “Estate in Biblioteca 2026” svoltosi presso la Biblioteca Comunale “A. Iracà” – Centro Multimediale “U. Lopresto”, ha regalato alla comunità di Bagnara Calabra un’intensa immersione nella propria identità geografica, storica e letteraria.
Fin dal titolo, Montagnammare, il romanzo costruisce una mappa perfetta, geografica e simbolica, dell’universo bagnarese e calabrese. Nel dialogo condotto da Maria Rosaria Gioffrè, è emerso il racconto di una Bagnara che si fa romanzo, dai rioni storici della Valletta, della Marinella e dell’Arangara a Capo Rocchi, la Chiesa del Carmine, il ponte di Caravilla e la “fortezza Emmarita”. E di tutto un territorio che si espande fino a Sant’Elia, la Piana e la Madonna della Montagna e oltre il mare sullo Stretto e le “Sette Sorelle”.
Ma il vero cuore nevralgico della narrazione è Villa De Leo, ribattezzata nel libro Villa Lanzo. Proprio come la cattedrale di Notre-Dame per Victor Hugo, la Villa si erge a personaggio vivo, scenografia e custode di segreti. Attorno ad essa ruotano il protagonista, Don Giacinto Lanzo, e una galleria di figure memorabili: da Don Gaudenzio a Ruggero, da Angelica a Geppina, componenti di una complessa umanità maschile e femminile scolpita con rara maestria.
Sullo sfondo della narrazione scorre la Grande Storia: la devastazione del terremoto del 1908, la Prima Guerra Mondiale, l’ascesa del fascismo, l’omicidio Matteotti e i profondi mutamenti sociali. È in questo scenario che la cifra stilistica dell’autrice declina il contrasto eterno tra gli opposti — buio e luce, la montagna e il mare — riflettendolo nelle trasformazioni, nelle luci e nelle ombre dei suoi personaggi.
Lo stile di Eliana Iorfida, personalissimo, delicato ma di eccezionale ricchezza figurativa, attinge alle suggestioni del realismo magico, al tempo della memoria di Proust e soprattutto ai grandi maestri richiamati in esergo: Stefano D’Arrigo e Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Una prosa densa di oggetti simbolici — carillon, ingranaggi meccanici, lettere e libri — capaci di evocare un’atmosfera sospesa tra spiritualità, mito, leggenda e magìa.
Tra i momenti più suggestivi della serata, l’autrice ha sorpreso i presenti aprendo una valigia piena di oggetti simbolici — tra cui un orologio, una pergamena, un fiore e una carruba — intessendo un dialogo con i lettori, che hanno formulato domande e riflessioni a partire da questi “indizi” narrativi.
L’incontro è stato arricchito dall’intervento dell’Architetto Francesca Valensise, che si è soffermato sulla preziosità artistico-architettonica di Villa De Leo, lanciando un importante richiamo sull’urgenza di tutelare e valorizzare i beni culturali del territorio.A coronamento della serata sono giunti le considerazioni e i saluti di chiusura di Domenica Garoffolo, Assessore alle Politiche Culturali del Comune di Bagnara Calabra. L’Assessore ha tratto le conclusioni dell’incontro, esprimendo grande orgoglio per il successo dell’iniziativa e ribadendo il valore della cultura e della memoria storica come motore di crescita sociale.L’evento, come tutto il cartellone dell’Estate in Biblioteca, è stato realizzato dal gruppo di volontari della Biblioteca Comunale con la responsabile Giuseppina Luppino, in collaborazione con l’Associazione IRC (Insieme per riaprire la Città), l’Associazione Caravilla, il Presidio Libera Bagnara, la Cartolibreria Demaio e con il supporto del Media Partner CostaViolaNews.it.

