Stranieri racconta Strati: a Bagnara una serata di parole, lusica e memoria

Una platea gremita, nessun posto libero e diverse persone rimaste in piedi. Ma soprattutto un pubblico attento, partecipe, capace di emozionarsi e sorridere seguendo un racconto nel quale letteratura, musica, teatro e memoria dei luoghi si sono continuamente intrecciati. È stata una delle serate più partecipate dell’Estate in Biblioteca 2026, quella dedicata a Saverio Strati e al volume “Solo come la luna. Rabbia, amore, personaggi e linguaggio del popolo in Saverio Strati” di Domenico Stranieri.
L’appuntamento, ospitato come di consueto nello spazio antistante la Biblioteca Comunale “Iracà-Lopresto”, ha assunto fin dalle prime battute la forma di un vero e proprio recital, andando ben oltre lo schema tradizionale della presentazione libraria.
A fare gli onori di casa è stata l’assessora alla Cultura e all’Istruzione Domenica Garoffolo, che ha sottolineato il valore della biblioteca come luogo vivo di incontro e di costruzione di relazioni culturali. Un ruolo che la grande partecipazione della serata ha ancora una volta confermato, mostrando quanto questi spazi possano rappresentare un patrimonio prezioso per l’intera comunità.
A introdurre Domenico Stranieri è stato Natale Zappalà, insegnante e ricercatore, che ha posto l’accento sulla necessità non soltanto di conservare la memoria dei grandi uomini di cultura, ma anche di raccontare l’esperienza di quanti quella memoria hanno saputo trasformarla in progetti concreti e duraturi. Da qui il riferimento all’esperienza di Stranieri come possibile modello di un’azione culturale capace di coniugare ricerca, amministrazione del territorio e divulgazione.
Sindaco di Sant’Agata del Bianco, studioso e profondo conoscitore dell’opera stratiana, Domenico Stranieri ha infatti costruito negli anni, attorno alla figura dello scrittore, un articolato percorso di riscoperta e valorizzazione. Un lavoro che ha contribuito a trasformare il paese natale di Strati in un vero laboratorio culturale, facendo dialogare letteratura, arte, memoria e identità e coinvolgendo studiosi, istituzioni e nuove generazioni.
È proprio questo intreccio tra l’uomo, lo scrittore e la sua terra ad aver costituito il cuore del recital. Stranieri ha accompagnato il pubblico dentro l’universo umano e letterario di Strati, alternando ricordi, aneddoti, riflessioni e pagine della sua opera, restituendo il ritratto di uno scrittore capace di raccontare senza compiacimenti la Calabria degli ultimi, degli emigranti e del lavoro, trasformandone lingua, sofferenze, aspirazioni e contraddizioni in letteratura di respiro universale.

Alle parole si sono alternate le letture di Gina Mesiano, vicesindaca di Sant’Agata del Bianco, che ha interpretato alcuni brani scelti, e gli interventi musicali di Romano Scarfone e Francesco Romeo. Il continuo passaggio dalla narrazione alla voce recitante e alla musica ha dato alla serata un andamento quasi teatrale, capace di coinvolgere un pubblico numeroso che ha seguito il recital con attenzione e partecipazione fino alla conclusione.

Ma uno degli aspetti più significativi dell’incontro è stato forse ciò che è nato intorno e oltre il libro: un dialogo tra esperienze e persone accomunate dall’idea che la cultura possa ancora creare legami tra comunità diverse. La sintonia emersa nel corso della serata ha aperto anche la prospettiva di future collaborazioni e nuovi percorsi culturali tra Bagnara e l’area aspromontana.

Il confronto finale si è arricchito degli interventi del sindaco di Bagnara Calabra, Adone Pistolesi, e dei magistrati Stefano Musolino e Paolo Ramondino, da tempo vicini al progetto di valorizzazione dell’eredità culturale di Saverio Strati. Dai diversi contributi è emerso un tema comune: la necessità di trasformare la memoria in qualcosa di vivo, capace non soltanto di conservare il passato, ma di generare occasioni di conoscenza, partecipazione e sviluppo per il territorio.
Sul finire della serata, anche i sapori hanno trovato posto all’interno di questo racconto. Una degustazione dello zibibbo prodotto dalla Cooperativa Vinicola Terre della Costa Viola di Carmelo Tripodi ha permesso di valorizzare il lavoro e la produzione locale, aggiungendo un ultimo tassello a un percorso costruito attorno alle diverse espressioni dell’identità calabrese.
Si è chiusa così una serata fatta di parole, musica, incontri e sapori, nel segno di una Calabria raccontata senza retorica attraverso le sue voci, le sue storie e la sua identità più profonda: un patrimonio che appartiene al passato, ma continua ostinatamente a parlare al presente.
Un ringraziamento particolare, infine, va a Pina Luppino, responsabile della Biblioteca “Iracà-Lopresto”, per la disponibilità, la cura e la presenza preziosa con cui accompagna ogni appuntamento, e a tutti i volontari e alle associazioni che ogni anno si prodigano per la buona riuscita della rassegna. Un impegno spesso silenzioso, fatto di tempo, passione e spirito di servizio, senza il quale l’Estate in Biblioteca non potrebbe essere quello che è diventata: un luogo di incontro, condivisione e cultura aperto all’intera comunità.

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