BAGNARA CALABRA – Reportage dall’incontro con il giudice Roberto Di Bella e il collaboratore di giustizia Luigi Bonaventura
«Non ci può essere giustizia senza umanità». È con queste parole che si apre l’incontro organizzato dall’associazione Biesse il cui inno, “Il mondo migliore”, richiama la speranza di un futuro diverso, un appuntamento intenso che intreccia testimonianze, storie di vita e riflessioni profonde sulla possibilità del cambiamento. Un messaggio ribadito più volte: “nessun destino è segnato per sempre”. Al centro dell’evento che si è tenuto presso il plesso scolastico di Pellegrina, la visione del film Liberi di scegliere, ispirato all’esperienza del giudice Roberto Di Bella, collegato in diretta da Catania. Per anni magistrato del Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria, Di Bella ha promosso un modello innovativo: allontanare i figli da famiglie pesantemente affiliate alla ’ndrangheta per offrire loro un’alternativa di vita. Un progetto oggi sostenuto dalla Procura per i Minori di Reggio Calabria, patrocinato dalla Regione Calabria e in fase di formalizzazione in un protocollo con il Ministero della Cultura. Accanto al lavoro giuridico, la parte culturale e formativa è affidata all’associazione Biesse, guidata da Bruna Siviglia, che da nove anni porta avanti un impegno costante sul territorio.
Durante l’incontro è stata ricordata anche la vicenda della figlia di Maria Chindamo, l’imprenditrice uccisa dalla mafia per essersi ribellata alla ’ndrangheta. Una storia che incarna la mancanza di libertà, dalle piccole alle grandi scelte, che vivono coloro che nascono in famiglie mafiose. «L’opportunità della scelta di essere liberi» – viene ribadito – non è un concetto astratto, ma un percorso che richiede coraggio e sostegno. Accanto al giudice, la voce più attesa è quella di Luigi Bonaventura, collaboratore di giustizia originario della provincia di Crotone. La sua è una storia di dolore, violenza e rinascita. Figlio di un boss, da bambino è stato manipolato per diventare un “soldato”. A 17 anni viene mandato al Nord per fare esperienza, poi richiamato in Calabria per estorsioni, rapine, omicidi, narcotraffico, danneggiamenti, fino alla drammatica strage di piazza Pitagora. Dopo l’ennesima condanna, arriva la scelta, quella di collaborare con la giustizia. Quando gli chiedono come ci si sente dopo un omicidio, Bonaventura risponde con una sincerità disarmante: «Non provi paura. Ti dissoci. Ti snaturi. Ma poi capisci che una parte della tua anima muore con quella persona». Il cambiamento, racconta, è nato da una crisi interiore iniziata a 14 anni e diventata decisiva grazie all’amore della moglie e dei figli. «Le regole dell’onore? Non c’è onore nel togliere un padre a un altro figlio». Il padre, violento e temuto, cercò di ucciderlo più volte, un avvelenamento dopo il sequestro, due agguati armati. «Ho vissuto nel terrore fino agli undici anni. Poi l’arroganza ha preso il posto della paura. Ma nessun bambino nasce cattivo». A salvarlo, dice, sono state «due donne coraggio»: sua madre e sua moglie.
Il racconto di Bonaventura si intreccia con l’esperienza del giudice Di Bella che spiega, «sono tanti i minori coinvolti in situazioni di mafia». Eppure, quando si interviene per allontanare un figlio, «il momento più difficile è convincere le madri a proteggerli». Perché la libertà, in certi contesti, è un gesto rivoluzionario. «Liberi di scegliere è un faro» dice Bonaventura rivolgendosi ai ragazzi presenti. «È il progetto che avrei voluto per la mia vita». E invita insegnanti, famiglie e studenti a diffondere la cultura della possibilità: «La massima espressione di umanità è offrire un’alternativa». Durante il dibattito, una madre racconta un agguato avvenuto a Capo Rizzuto, chiedendo come ci si senta a vivere prigionieri di certe dinamiche. «Il carcere è terribile» risponde l’ex killer. «Ma prigioniero è anche chi vive dentro quel mondo, senza vie d’uscita». Oggi Bonaventura non rimpiange nulla della vita precedente. «L’amore per gli altri e per me stesso mi ha spinto al cambiamento» afferma. «Ho capito che un mondo diverso esiste».
L’incontro si è chiuso con una riflessione dal tono universale: «Nulla cambia se tu non cambi», ricorda una citazione di Vasco Rossi. E ancora, Walt Disney: «Se lo possiamo sognare, lo possiamo fare». C’è ancora molto da fare, certo. Ma ogni testimonianza, ogni dialogo, ogni ragazzo salvato rappresenta un passo. Perché davvero nessun destino è segnato per sempre. E perché la giustizia, quando incontra l’umanità, può salvare vite.


