LETTERA APERTA – Strana storia quella del Forte Siacci e le pitture che non esistono più

A Campo Calabro usano affiancare la dicitura “batteria” e non si è mai capito perché, dato che tutte queste strutture nascono come postazioni di artiglieria ospitanti delle batterie ma le altre strutture nel territorio campese vengono semplicemente definite Matiniti Inferiore e Poggio Pignatelli. Non se ne esce vivi dal tema delle denominazioni di queste incredibili strutture poste a presidio dello Stretto e costruite a partire dagli anni ’80 dell’ottocento e in massima parte completate agli inizi del ‘900. Il nome di pura fantasia con il quale spesso vengono indicate è “Umbertini” rifacendosi al periodo nel quale vennero realizzate ma nel computo generale spesso vengono inserite strutture di epoche diverse. Con delle vere e proprie macchine del tempo strutture molto più antiche diventano ottocentesche come avviene a Messina nel caso di . Altro caso surreale è la batteria di Modena a Reggio, considerata sempre umbertina ma che essendo stata edificata poco prima del primo conflitto mondiale, secondo la denominazione locale andrebbe classificata come “vittorina emanuelina”.

Torniamo alla stringente attualità. L’imponente forte Siacci negli ultimi 4 anni a causa di lavori, le occasioni per visitarne l’interno si sono ridotte, quasi annullate. L’eterno cantiere che impedisce le visite ha trovato delle pause solo in concomitanza con la Biennale dello Stretto. Tra le cose meritorie di quell’evento va ascritta anche il conferire temporanea fruizione a questa opera magnifica. In occasione degli eventi d’apertura dell’ ultima biennale ho deciso di fare un salto per dare un’occhiata a questo gigante che insieme al gemello Masotto costituiscono le opere permanenti ottocentesche più imponenti dello Stretto. Purtroppo la frustrazione e il magone mi assalgono da quel momento. La necessità della ricerca mi ha spinto a fotografare le ultime iscrizioni graffite sui muri del forte, voci dirette dei giovani italiani che dagli ’90 dell’ 800 fino al 1943 (talvolta anche dopo ma a me interessano meno) si sono susseguiti in una catena lunghissima di reparti, gradi e specialità. Un filo che ci permette ancora oggi di entrare in contatto con questi ragazzi che attraverso questo sistema hanno fatto pervenire il loro ricordo e qualche pensiero. Avviandomi all’uscita ho deciso di fare un salto per fotografare le pitture degli alloggi ma questo oggi non è più possibile. Quei colori tramandati nel tempo che abbellivano alcuni ambienti donando maggiore fascino oggi non esistono più. Una mano degna dei più agguerriti talebani ha deciso di dare una passata di bianco su tutto. Qualcuno ha deciso che non andavano più tramandati alle generazioni future. Qualcuno ha deciso che la memoria va custodita con scelte arbitrarie e dannose per il bene comune. Qualcuno ha deciso e forse ha scelto male. Qualcuno ha deciso senza chiedere parere soprattutto perché nel tempo, su queste preziose strutture, si è deciso di dare ascolto a storici Walt Disney e a esperti nominati motu proprio.

Non mi stupisco… Fa solo male vedere la sofistica e la retorica al potere senza un briciolo di competenza e studio. Prima che l’onda talebana colpisca ancora, amici, continuate a fotografare gli interni del forte. Oggi nulla sembra essere più al sicuro.

In foto l’ impietoso confronto tra il prima e il dopo.

Dott. Domenico Guarna
Guida storica/escursionistica
Giornalista pubblicista

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