Il silenzio negato: la proprietà del Gran Hotel Victoria scrive alla stampa locale e regionale

Il diritto al silenzio negato: quando le regole esistono ma non vengono fatte rispettare

Alla cortese attenzione della stampa locale e regionale, con la presente intendiamo portare all’attenzione dell’opinione pubblica una situazione che ha ormai superato ogni limite di tollerabilità e che continua a ledere gravemente il diritto alla quiete, alla salute e al lavoro della nostra struttura ricettiva e dei nostri ospiti. Da tempo il Grand Hotel Victoria è vittima di un continuo e reiterato disturbo della quiete pubblica, causato da attività di intrattenimento notturno situate nelle immediate vicinanze, che non rispettano sistematicamente le ordinanze comunali di cessazione della musica, né i limiti acustici previsti dalla normativa nazionale e dai regolamenti locali.

Un quadro normativo ignorato
Ricordiamo che:
• l’art. 659 del Codice Penale sanziona il disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone;
• il T.U.L.P.S. (R.D. 773/1931) attribuisce alle autorità locali il potere–dovere di vigilanza e di intervento sulle attività rumorose, anche mediante sospensione o limitazione delle autorizzazioni;
• la Legge quadro sull’inquinamento acustico (L. 447/1995) impone il rispetto dei limiti di emissione sonora, soprattutto nelle ore notturne;
• i regolamenti comunali e le ordinanze del Comune di Bagnara Calabra fissano orari precisi di cessazione della musica e delle emissioni sonore, a tutela della quiete pubblica e delle attività ricettive. Nonostante ciò, tali disposizioni risultano regolarmente disattese, in assenza di controlli efficaci e di sanzioni realmente deterrenti.

Sette denunce, nessuna risposta concreta
Non si tratta di lamentele generiche.
Sono state presentate sette denunce formali (di cui sei dalla Victoria Srl), corredate da segnalazioni circostanziate, delle quali si attende ancora l’esito, mentre il problema continua a ripetersi con modalità identiche e con conseguenze sempre più gravi.
Le ricadute sono evidenti:
• clienti che non riescono a dormire durante le ore notturne;
• partenze anticipate e rinunce al soggiorno;
• danni economici diretti e indiretti;
• un grave pregiudizio reputazionale per una struttura che opera nel pieno rispetto delle regole.

Il paradosso delle festività natalizie
Emblematico, e per certi versi surreale, è quanto accaduto durante le recenti festività natalizie, con il culmine raggiunto la sera del 3 gennaio, quando gli eventi musicali sono stati organizzati direttamente dal Comune di Bagnara Calabra, nella piazza antistante l’hotel, spesso andando ben oltre i decibel consentiti dalla legge o oltre l’orario dettato dalle stesse ordinanze. Nella recente serata di sabato 3 gennaio diversi nostri ospiti hanno lasciato anticipatamente la struttura, una famiglia ha rinunciato al soggiorno perché, arrivata intorno all’una di notte, si è rifiutata di dormire in mezzo al chiasso di un DJ set nella piazza centrale del paese. Altri hanno preteso il cambio di camera, concesso gratuitamente e con annesse scuse da parte degli operatori di ricevimento.
È difficile comprendere come un’amministrazione comunale possa, da un lato, emanare ordinanze sulla quiete pubblica e, dall’altro, violarle essa stessa, arrecando un danno diretto a un’attività ricettiva che rappresenta un presidio turistico del territorio. Se poi dalla stessa amministrazione giunge voce, tramite i social, che, e citiamo
testualmente: “I lavori di ripristino del lungomare sono stati interrotti nei mesi di luglio e agosto per consentire il giusto riposo nelle ore diurne a chi vive nelle zone circostanti”, ci sentiamo ancor più presi in giro.
Perché se interrompi dei lavori di rifacimento del lungomare Filippo Turati, peraltro estremamente legittimi dato che da quasi un anno conviviamo con una via Marina dissestata dai lavori in corso dei quali non si vede la fine, con la motivazione di garantire il riposo “diurno”, qual è la ratio che impone agli stessi amministratori di chiudere non uno, ma entrambi gli occhi, le orecchie e la bocca, quando si tratta di risolvere un banale problema di
civile convivenza?

Non è una guerra alla movida, ma una richiesta di equilibrio!
Sia chiaro:
da parte del Grand Hotel Victoria non vi è alcuna volontà di negare il lavoro altrui. Lo possiamo scrivere a lettere cubitali perché in passato siamo stati accusati di “non volere la movida”, “di voler comandare il paese”, “di non volere che i ragazzi si divertano, costringendoli ad andare verso altri lidi a spendere in cocktail con il rischio di tornare a casa ubriachi e far stare in pensiero le famiglie”, “di volere un paese di pensionati”. Queste e molte altre nefandezze sono uscite anche dalla bocca di chi, alle prime riunioni utili, ai consigli comunali, agli angoli delle piazze soprattutto in clima elettorale, si riempie la bocca di “destagionalizziamo il turismo”, “dobbiamo portare più gente a Bagnara”, “con il clima e le bellezze naturali che abbiamo dovremmo vivere di turismo e lavorare 365 giorni l’anno” (quest’ultima, lo ammettiamo, è la nostra battuta preferita che durante i comizi elettorali fa sempre la sua porca figura). Quando poi, le stesse persone che dovrebbero garantire la civile convivenza, il quieto vivere, il giusto compromesso tra diritto al riposo e diritto al lavoro delle attività produttive, se ne fregano, lasciando che gli operatori commerciali si scannino tra loro in una “guerra tra poveri” che non porta alcun beneficio al paese e anzi rischia di sfociare in situazioni ben più gravi delle quali non vogliamo renderci complici. Bar, locali e movida sono una componente naturale e necessaria di un paese a vocazione turistica. Come lo sono anche gli hotel che sono il punto di riferimento per il turista o l’avventore occasionale che sceglie un paese, in questo caso Bagnara Calabra, per
trascorrere poche ore di riposo o una settimana di vacanza. Ma il turismo non può essere fondato sul caos, né sulla sopraffazione di un’attività economica ai danni dell’altra. Da anni chiediamo, inascoltati, di individuare un compromesso ragionevole che consenta il legittimo svolgimento delle attività di intrattenimento, nel rispetto delle ordinanze e delle emissioni sonore consentite dalla legge, in special modo nel centro cittadino. Chiediamo il
rispetto del diritto di riposo dei nostri ospiti, non meno importante del diritto di chi vuole divertirsi. Chiediamo la pacifica convivenza civile e produttiva tra tutte le attività economiche, con il giusto controllo e il giusto rispetto delle regole e supervisione degli organi competenti, che negli anni hanno voltato le spalle davanti a sette denunce, facendo
spallucce e lasciando che “i poveri si scannino per un pezzo di pane”, fregandosene delle possibili conseguenze.
Ebbene stavolta, ve lo garantiamo, non finirà qui. In altri luoghi, ben lontani dalla nostra mentalità e dal nostro modo di vivere, la sentenza n.9566/2025 del Tribunale di Milano ha stabilito che l’ente pubblico, nella fattispecie il
Comune, è oggettivamente responsabile in caso di superamento dei decibel notturni, con musica, rumori e schiamazzi che superano i limiti della normale tollerabilità. E in questi casi per l’ente pubblico si trasforma in un costo economico da sostenere a titolo di risarcimento.

Un appello alla responsabilità
In tutti questi anni abbiamo chiesto e continuiamo a chiedere:
• l’applicazione effettiva del Regolamento comunale in materia di rumori e quiete pubblica, approvato con delibera n.31 del 07/07/2008 e tutt’ora valido; su questo regolamento si basano tutte le delibere e ordinanze successive in materia di quiete pubblica;
• controlli reali e costanti: se viene emessa un’ordinanza che prevede emissioni sonore fino all’una di notte, all’una e un minuto la musica dovrebbe cessare. Se il regolamento non viene rispettato, gli organi preposti dovrebbero vigilare affinchè sia cosi;
• l’assunzione di responsabilità da parte dell’amministrazione comunale: basta spallucce e indifferenza, dispettucci da bambini dell’asilo e ripicche. Da una parte c’è un’istituzione, dall’altra un’attività produttiva che paga le tasse sul territorio comunale. Abbiamo il diritto di essere ascoltati in qualità di cittadini. Se così non è stato e non sarà, adiremo a organi competenti superiori.
• un tavolo di confronto serio tra tutte le attività coinvolte: per trovare il giusto compromesso e che venga rispettato da entrambe la parti. A noi non piace che vengano chiamati i carabinieri a intervenire alle 1.53 o alle 4.45 del mattino del 2 e 3 gennaio, perché la musica si può abbassare per 10 minuti e poi farla ripartire. E se vogliamo convivere pacificamente dobbiamo entrambi rispettare un limite invisibile e invalicabile che è quello del
RISPETTO RECIPROCO.
Il silenzio delle istituzioni, in questa vicenda, pesa quanto il rumore che ogni notte impedisce il riposo ai nostri ospiti.
Con questa lettera aperta ci rivolgiamo alla stampa affinché la questione non venga relegata all’indifferenza, perché fino ad oggi è stato così, ma dopo cinque anni abbiamo deciso di dire basta. Difendere la legalità, la quiete pubblica e un turismo sostenibile significa difendere l’interessecollettivo di Bagnara  Calabra, non quello di una singola parte.
In mancanza di risposte concrete, continueremo a tutelarci in ogni sede consentita dalla legge.

Dott. Francesco Minutolo

Related Post