Mi ritrovo, ancora una volta, nella necessità di intervenire pubblicamente per fare chiarezza su una vicenda amministrativa e contabile trasformata nell’ennesima occasione per alimentare sospetti e insinuazioni sull’operato dell’Amministrazione comunale.
Una vicenda che si inserisce in un clima di crescente delegittimazione politica, nel quale la legittima attività di controllo e critica, fondamentale in democrazia, sembra lasciare sempre più spesso spazio a rappresentazioni parziali dei fatti, talora del tutto prive di fondamento amplificate attraverso i social network, dove la complessità della gestione amministrativa trova, a quanto pare, soluzioni sorprendentemente semplici.
Ma esiste una differenza sostanziale tra esercitare il diritto di critica e trasformare ogni difficoltà amministrativa in un’occasione per insinuare irregolarità e alimentare sfiducia.
Nel corso dell’ultima seduta del Consiglio comunale, il capogruppo di minoranza ha sollevato dubbi sull’iscrizione nei documenti contabili dell’Ente delle somme trasferite dall’Organo Straordinario di Liquidazione (OSL), al termine della procedura di dissesto, per il pagamento dei creditori che non avevano accettato la proposta transattiva dell’OSL al 50%, arrivando a parlare di falsi in bilancio attribuiti alla maggioranza.
Un’accusa di eccezionale gravità, formulata nella massima sede istituzionale cittadina, durante una seduta pubblica la cui videoregistrazione è diffusa attraverso YouTube. Non una semplice valutazione politica, ma un’affermazione che richiama condotte di possibile rilevanza penale, con evidenti ripercussioni sulla credibilità e sulla reputazione di chi amministra.
Proprio per questo, nella mia qualità di Assessore al Bilancio, ho immediatamente richiesto agli uffici competenti una verifica puntuale delle somme trasferite, della loro iscrizione in bilancio e dei successivi movimenti finanziari.
La risposta, contenuta nella nota prot. n. 20194 del 13 ottobre 2026, ricostruisce documentalmente la vicenda:
- Con deliberazione n. 4 del 2 febbraio 2023, l’OSL ha disposto il trasferimento al Comune di 3.881.497,24 euro, destinati al pagamento dei creditori residui.
- Le somme sono state regolarmente iscritte nel bilancio di previsione 2023–2025, nei collegati capitoli di entrata e di spesa n. 472, mediante variazione approvata dalla Giunta con deliberazione n. 14 del 16 febbraio 2023 e ratificata dal Consiglio comunale con deliberazione n. 13 del 30 marzo 2023.
- Secondo il riscontro degli uffici, sono stati effettuati pagamenti ai creditori per 3.166.973,36 euro, attraverso mandati puntualmente individuati.
- La medesima nota indica un importo residuo aggiornato al 13.10.2026 di €. 714.518,89 a tutt’oggi disponibile in bilancio al capitolo 472.
Tali informazioni trovano riscontro negli atti deliberativi, nelle scritture contabili e nella documentazione relativa ai creditori e ai pagamenti effettuati, conservata agli atti dell’Ente.
Una circostanza, dunque, è inequivocabile: l’affermazione secondo cui le somme trasferite dall’OSL non sarebbero state iscritte in bilancio è smentita dagli atti contabili.
Ci si sarebbe potuti aspettare che, una volta chiarita la questione, il dibattito fosse ricondotto ai suoi corretti termini. E invece, superato il primo dubbio, le insinuazioni si sono prontamente spostate, soprattutto sui social, sulla destinazione e sull’eventuale utilizzo delle somme.
Un meccanismo singolare: quando un sospetto viene smentito dai documenti, anziché prenderne atto, se ne alimenta immediatamente un altro. Cambia l’accusa, ma resta l’ombra del sospetto.
Nessuno intende sottrarsi alle richieste di chiarimento sulla gestione delle risorse pubbliche. La trasparenza è un dovere dell’Amministrazione, non una concessione. Ma il diritto di critica comporta anche il rispetto dei fatti e la responsabilità delle proprie affermazioni.
Esiste una differenza sostanziale tra costruire un’alternativa politica attraverso idee, programmi e competenze e cercare consenso attraverso la sistematica delegittimazione degli altri.
Del resto, amministrare un Comune attraverso una tastiera è certamente meno complicato che farlo assumendosi la responsabilità delle decisioni.
Non posso nascondere un profondo scoramento nel constatare quanto tempo ed energie debbano continuamente essere sottratti all’attività amministrativa per rispondere a polemiche e insinuazioni, proprio mentre ogni risorsa dovrebbe essere concentrata sulla soluzione dei problemi.
Problemi che non ho mai negato, ma che ho ripetutamente rappresentato, anche nelle sedi istituzionali: criticità amministrative e contabili sedimentate negli anni, aggravate da vicende straordinarie e imprevedibili che hanno compromesso la continuità gestionale dell’Ente ed ha richiesto a questo Assessorato un impegno straordinario per contribuire a garantire la continuità amministrativa.
Non sostengo che tutto sia stato risolto. Sarebbe poco serio.
Rivendico, invece, la volontà di non aver nascosto i problemi e di continuare ad affrontarli, nella consapevolezza che il risanamento di un Ente non si realizza con gli slogan o con le polemiche quotidiane, ma richiede competenza, continuità e assunzione di responsabilità.
Quanto alle ricorrenti richieste di dimissioni provenienti dalla minoranza e da alcuni detrattori, del tutto legittime sul piano politico, mi domando se chi le invoca abbia realmente valutato le conseguenze che un’interruzione anticipata dell’esperienza amministrativa, con la possibile apertura di una fase commissariale, potrebbe comportare per Bagnara in un momento tanto delicato.
Abbandonare, in determinate circostanze, sarebbe certamente la scelta più semplice, forse persino la più conveniente sul piano personale. Ma il senso delle istituzioni si misura soprattutto quando le difficoltà mettono alla prova la volontà di portare avanti il mandato ricevuto.
Restare non significa essere attaccati a una poltrona, ma ritenere che, finché esistono concrete possibilità di intervento, sia più responsabile tentare di risolvere i problemi che limitarsi a prenderne le distanze.
Saranno i cittadini, attraverso il voto, a giudicare l’operato di questa Amministrazione. Fino ad allora, il nostro dovere è continuare a lavorare.
C’è, infine, un aspetto che considero particolarmente preoccupante: questo clima di esasperata conflittualità non danneggia soltanto chi amministra oggi, ma Bagnara stessa, alimentando sfiducia nelle istituzioni e scoraggiando quanti, in futuro, potrebbero mettere competenze ed energie al servizio della comunità.
La politica dovrebbe essere confronto tra idee e programmi, non una competizione a chi riesce a screditare maggiormente l’avversario.
Bagnara ha bisogno di meno polemiche e più proposte, di meno insinuazioni e più responsabilità, di meno protagonismi e più spirito di servizio.
Chi aspira ad amministrarla avrà modo di dimostrare ai cittadini le proprie capacità. Nel frattempo, sarebbe opportuno ricordare che un paese non si governa a colpi di post e che le difficoltà amministrative non si risolvono con gli applausi virtuali.
Criticare è un diritto. Attribuire responsabilità gravi senza adeguati riscontri è ben altra cosa e può comportare conseguenze anche sul piano giuridico. Amministrare, soprattutto nelle difficoltà, richiede responsabilità e coraggio.
Mentre concludo queste riflessioni, mi accorgo che è abbondantemente passata la mezzanotte.
È un dettaglio personale, ma racconta quanto possa costare, anche sul piano umano, un impegno amministrativo vissuto con serietà.
E allora, inevitabilmente, mi domando se continuare a spendere tempo, energie e una parte importante della propria vita per questa comunità abbia ancora un senso.
Una domanda amara, alla quale continuo a trovare risposta nel senso del dovere e nell’amore per il mio paese.
Nonostante tutto, resto convinta che Bagnara meriti più delle nostre divisioni e delle nostre polemiche e che il valore dell’impegno pubblico non si misura dal rumore che si fa contro qualcuno, ma da ciò che si riesce concretamente a fare per gli altri.

