A Calabria D’autore il Capolavoro Letterario di Saverio Gangemi

Domenica 18 ottobre alle ore 18,30 ,nella bellissima Sala Museo FS “Pietro Germi” della splendida Stazione FS di RC S Caterina, lo scrittore Saverio Gangemi presenterà il suo capolavoro Letterario edito Rubbettino “Calura”.
Con l’autore dialogherà la Prof.ssa Angelina Stillisano, per l’occasione, il pubblico delle grandi occasioni  , visto l’andamento che registriamo nelle richieste  di partecipazione..
Nell’estate che fa i conti con il grande caldo e mentre le temperature si aggiornano di record inediti, un nuovo libro mette al centro la crisi climatica e il surriscaldamento del Pianeta. È “Calùra” (Rubbettino), il romanzo vincitore del Premio Demetra 2026, promosso da Comieco, dedicato alla letteratura ambientale e assegnato al Salerno Letteratura Festival.
Calura è  Scritto da Saverio Gangemi, nato a Redentora in Brasile e residente in Calabria. Già proposto da Massimo Onofri tra i 79 libri candidati all’ultimo Premio Strega – “la geografia, e la meteorologia, si fanno geroglifici del destino e metafora d’una terra desolata: tra incubo distopico e realismo magico”, ha scritto il critico – il libro è ambientato in un paesino non identificato del Sud.
Qui una calura misteriosa e incessante, la “piria”, non dà scampo alla natura e a una comunità di persone dai nomi immaginifici: Lanczo, Duardo, Rachela, il piccolo Doriano. Gente che si muove in cerca di sopravvivenza mentre tutto inaridisce: il sole sbiadisce, l’aria arroventata toglie il respiro, ogni odore di vita svanisce. E l’impressione è di essere nella pancia di una fornace: “il calore non dava pace, non consentiva il sonno. Era una tortura, mai avevano boccheggiato così e il cielo basso aggiungeva preoccupazione”.
Climate fiction che dirada la grande cecità in cui ci siamo trascinati, il romanzo immerge, grazie a una lingua incline al lirismo senza perdere limpidezza, in un tempo sospeso dove il senso di claustrofobia fronteggia ogni sforzo di ricordare, innamorarsi, piangere per un lutto, vivere. E in cui il paesaggio che si rattrappisce – le acque della fiumara che non dissetano più, la campagna ammutolita, gli animali che muoiono per primi – parla esattamente di noi, denudando un’apocalisse morale ancor prima che naturale.
I pochi che resistono si riparano sotto un grande albero, inquietante nella sua straordinaria resistenza. Impassibile al degrado, soprannaturale nel suo offrire ombra, l’albero da cui sbirciare il cielo e sotto il quale arrovellarsi intorno a quella peste è speranza e paura al tempo stesso. Protezione da un calore che fa sragionare. E pietosa memoria di tutta la nostra fragilità.
Appuntamento a domenica 18 ottobre ore 18,30 , Stazione FS RC S Caterina

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