Ottobre è tempo di bilanci. È il momento in cui un’associazione come Cittadinanza Attiva Pellegrina deve guardare indietro, a ciò che ha fatto, ma soprattutto chiedersi che contributo può continuare a dare alla costruzione del futuro della comunità in cui vive ed opera. Cittadinanza Attiva Pellegrina, fin dalla nascita, ha scelto di occuparsi del territorio nelle sue molteplici sfaccettature (tutela, valorizzazione, recupero, promozione…) con iniziative e progetti che sono sotto gli occhi di tutti, che possono aver trovato condivisione o meno, destato attenzione o indifferenza, qualche volta critiche (costruttive o maliziose) ma che hanno sempre mostrato un’associazione viva, vogliosa di spendersi per la propria comunità con un metodo nuovo alle nostre latitudini, che non vede l’uomo solo al comando, ma un gruppo di uomini e donne che si alternano al servizio dei progetti del sodalizio. Sì, perché il servizio è sacrificio e impegno e necessita fisiologicamente di alternanza.
Davanti ad ogni progetto abbiamo sempre anteposto il metodo. Studio, competenza, analisi, progettazione, interessi del territorio. Abbiamo sempre cercato chi meglio di noi conosceva l’argomento, mettendo al bando l’autoreferenzialità di tuttologi che antepongono lo scopo personale all’interesse collettivo. Così dovrebbe muoversi un’associazione disinteressata, così ci siamo mossi, guardando sempre nella direzione della crescita della comunità e non del singolo. Oggi la domanda che ci poniamo, o meglio la riflessione che ci imponiamo, non è ripercorrere quanto fatto fino ad oggi dall’associazione, ma quello che insieme possiamo fare in futuro per Pellegrina e per il suo territorio comunale, trasformando il suo potenziale in un piano comunale strutturato. Perché di potenziale ce n’è. C’è una storia da valorizzare, luoghi da custodire, strutture da completare, infrastrutture da progettare; pensiamo all’ex villa De Leo, al palazzetto dello sport, al campo sportivo, al costruendo asilo nido, all’antica torre dell’orologio a Fonte Vermeni, alla rete dei sentieri e delle strade interpoderali. E poi c’è la Pellegrina di tutti i giorni. Quella dei servizi che fanno la differenza sulla qualità della vita dei cittadini, delle strade che devono essere pulite e sicure, delle famiglie che ancora non trovano spazi e strutture dedicate ai bambini, degli uffici comunali ancora troppo lontani dall’essere funzionali e strutturati al servizio dei cittadini e della comunità.
È vero che un paese per crescere ha bisogno di opere e infrastrutture, ma ancor prima necessita di un’idea capace di cucirsi addosso alle persone che lo vivono. Il problema principale è proprio questo: manca ancora oggi una visione complessiva capace di mettere insieme le tante risorse di Bagnara e, con essa, del borgo di Pellegrina. Amministrare un territorio significa infatti avere il coraggio e la lungimiranza di progettare prima che siano le emergenze a suggerire dove intervenire. A nostro avviso è mancata ad oggi la capacità complessiva, ciascuno per le proprie responsabilità, di trasformare le tante energie e risorse in progetti e una maggiore volontà di investire nell’area collinare che mostra idee, vitalità e voglia di partecipare attivamente alla costruzione del futuro della nostra città. Amministrare non significa rispondere solo alle emergenze del momento, ma creare nuove opportunità, attrattività e qualità della vita. Serve più attenzione, lungimiranza e soprattutto la voglia di credere che anche un piccolo borgo merita di essere pensato in grande.
Una stupenda villa liberty può dialogare con il turismo; i sentieri con l’ambiente; le infrastrutture con i cittadini; il Grano Secrìa potrebbe costituire un punto d’incontro tra agricoltura, identità territoriale, turismo e ristorazione, incentivando l’economia locale. I servizi con la qualità della vita; nuovi spazi per i bambini con il futuro delle famiglie. Quello che è mancato, troppo spesso, è stato un filo capace di unire le energie migliori Pellegrina deve avere la forza di chiedere di più a sé stessa e a chi la amministra. In definitiva, il vero bilancio per un’associazione che vuole disinteressatamente continuare a spendersi per il proprio territorio non è elencare le cose fatte; chi si loda si sbroda, dicono i saggi. È quello di saper fare esperienza del passato per costruire ciò che ancora manca. Cittadinanza Attiva Pellegrina non intende, stilare l’elenco di ciò che è stato fatto o di ciò che è rimasto incompiuto. Non è questo il punto. L’analisi svolta vuole piuttosto individuare una direzione e, soprattutto, tradurla in azioni concrete. Pellegrina non ha bisogno di promesse, chiede progettualità. Perché amministrare significa anche saper trasformare le risorse in opportunità e le idee in interventi capaci di incidere realmente sulla qualità della vita delle persone. È da qui che bisogna ripartire: dal contributo e dalla partecipazione attiva di chi vive il territorio, dalla capacità di fare rete e dalla volontà di costruire, insieme, condizioni migliori per il nostro paese.
La costruzione del futuro non ha bisogno di annunci e contrapposizioni pregiudiziali fini a se stessi: va progettata, costruita e misurata sui risultati.
Cittadinanza Attiva Pellegrina

