Bar, in Calabria 474 attività in meno dal 2019. Confesercenti: “il calo colpisce soprattutto i Comuni fuori dai capoluoghi”

Tra il 2019 e il 2025 in Calabria sono scomparsi 474 bar, con una riduzione del 9,7%: le attività sono passate da 4.906 a 4.432.

Un calo significativo, anche se inferiore a quello registrato a livello nazionale, dove nello stesso periodo il numero dei bar è diminuito del 14,2%, passando da 169.839 a 145.766 imprese.

Il dato più rilevante emerge osservando la distribuzione territoriale della contrazione. Dei 474 bar in meno registrati in Calabria, 408 riguardano comuni diversi dai cinque capoluoghi di provincia. In pratica, circa l’86% della perdita interessa la rete diffusa dei centri piccoli e medi della regione.

Nei cinque capoluoghi calabresi il numero dei bar è passato complessivamente da 949 a 883, con 66 attività in meno e una riduzione di circa il 7%. Nel resto del territorio regionale, invece, si passa da 3.957 a 3.549 attività, con una contrazione di 408 imprese, pari a oltre il 10%.

“È questo il dato che deve farci riflettere maggiormente”, dichiara Claudio Aloisio, presidente di Confesercenti Calabria. “Il problema non riguarda soltanto i grandi centri urbani. Anzi, in Calabria la perdita si concentra soprattutto fuori dai capoluoghi, dove la chiusura di un bar pesa spesso molto di più sulla vita quotidiana di una comunità”.

“In tanti comuni il bar non è soltanto un’attività economica. È un luogo di incontro, un presidio sociale, un punto di riferimento quotidiano. Quando una serranda si abbassa e non viene sostituita da una nuova attività, si perde un servizio, si riducono le occasioni di socialità e il territorio diventa un po’ più fragile”.

Le differenze tra le province sono marcate.

Cosenza registra la contrazione più consistente, passando da 2.086 a 1.809 bar: 277 attività in meno, pari al 13,3%.

A Catanzaro le imprese diminuiscono da 866 a 786, con una perdita di 80 attività e una riduzione del 9,2%.

Crotone passa da 436 a 389 bar, con 47 imprese in meno, pari al 10,8%.

A Vibo Valentia il numero delle attività scende da 411 a 367, con una contrazione di 44 bar, pari al 10,7%.

Reggio Calabria presenta invece una dinamica nettamente diversa dal resto della regione: la provincia passa da 1.107 a 1.081 bar, con una riduzione di appena 26 attività, pari al 2,3%.

“La Calabria non presenta quindi una situazione uniforme”, prosegue Aloisio. “Ci sono territori che mostrano una capacità di tenuta molto maggiore e altri nei quali la contrazione della rete è decisamente più evidente. Anche questo ci dice che le politiche non possono essere costruite con strumenti indistinti: bisogna leggere le differenze territoriali e intervenire dove il processo di desertificazione rischia di diventare più difficile da invertire”.

Il fenomeno calabrese si inserisce in una tendenza nazionale che, tra il 2019 e il 2025, ha visto scomparire oltre 24 mila bar. Confesercenti stima una perdita di ricchezza per i territori superiore a 7,2 miliardi di euro.

La desertificazione commerciale non riguarda soltanto i negozi, ma l’intera rete delle attività di prossimità. Nei comuni minori, in particolare, la chiusura di un bar può avere un impatto che va ben oltre il dato economico, perché riduce servizi, occasioni di incontro e presidio sociale.

L’iniziativa si inserisce nella campagna nazionale di Confesercenti a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare, che riguarda anche i pubblici esercizi.

“Questo fenomeno non si misura soltanto nel numero delle imprese che chiudono”, conclude Aloisio. “Si misura nella distanza crescente tra cittadini e servizi, nella perdita di vitalità dei centri urbani e dei paesi, nella riduzione delle occasioni di lavoro e di relazione. Il fatto che la Calabria abbia tenuto meglio della media nazionale non deve diventare un alibi. Al contrario, dobbiamo intervenire adesso, quando esiste ancora una rete diffusa da difendere e rafforzare”.

 

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