Il tempo che stiamo vivendo predilige l’immagine al contenuto, la forma alla sostanza, l’ideologia all’idea, l’individualismo alla pluralità. Questo vale ancor di più in politica, sia a livello internazionale che interno ma anche locale. La “competizione” politica è ormai ridotta a scontro distruttivo, non è importante dialogare per cercare la migliore sintesi tra le varie ipotesi volte alla soluzione dei problemi o al miglioramento della società, conta solo distruggere l’avversario e non soltanto politicamente ma, soprattutto, come persona. Riteniamo che la misura sia ormai colma, non possiamo più continuare su questo percorso autolesionista che conduce al baratro. Siamo fermamente convinti che bisogna attivarsi per cambiare lo stato delle cose e queste azioni devono partire dal basso: la politica locale deve cambiare quella nazionale e influenzare quella internazionale.
Ma la politica locale può avviare l’auspicato cambiamento solo con la partecipazione disinteressata di tutti, ciascuno di noi dev’essere parte attiva per promuovere il bene comune che si concretizza nel rilancio, lo sviluppo e la promozione del nostro territorio e della nostra comunità. Quest’ultima dev’essere tutelata con azioni concordate e condivise, non tenendo conto in alcun caso degli interessi particolari dei singoli e combattendo ogni rischio di conflitto d’interessi. Il bene della comunità dovrà essere individuato e realizzato con l’aiuto di soggetti competenti e creando una rete di dialogo e confronto con i cittadini e con tutti coloro che hanno a cuore la comunità bagnarese. Tutto ciò potrà essere reso possibile dalla creazione di gruppi di lavoro il cui compito sarà quello di studiare le singole tematiche proponendo adeguati piani d’intervento. Quindi partecipazione e co-progettazione, consapevolezza critica che ogni comunità contiene in sé la soluzione di ogni singolo problema, costante impegno al miglioramento della qualità della vita, rappresentano la chiave per una nuova idea dii città. In quest’ottica diventa fondamentale recuperare l’ambizione di costruire un nuovo modello di comunità, sia sotto l’aspetto organizzativo che relazionale, dove solo la partecipazione attiva dei cittadini -non solo i residenti- che da percettori passivi diventano attori del cambiamento, può rendere un modello vincente.
Nella mia Città – “Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?”

