Martedi', 14 Luglio 2020
 
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Bagnara si lecca ancora le ferite causate dal maltempo. Pescatori stanchi di facili promesse

Lungomare BagnaraLungomare BagnaraQuale destino attende questa terra? Quale speranza offrire a chi vuole rimanere? Qual'è idea di futuro di chi ha cominciato il tour elettorale con un occhio alle prossime regionali, visitando le rovine di un paese che va a fondo. A vista, e non solo, il disastro più totale, accentuato dalla mancanza di reattività, di indignazione, e dall’assoluta refrattarietà a qualsivoglia impegno sociale, politico e culturale. E allora non ci resta che guardare le macerie di un lungomare devastato dalle mareggiate, di un muro crollato, di una struttura sportiva distrutta, di un porto aggredito dal mare, e che a mano a mano riconquista spazi e territori.

Chi solleverà il cittadino eterno paziente dal solo pensare di doversi rimboccare le maniche, chi darà una mano a chi preferisce tenere le proprie al caldo, chi spiegherà all’opportunista del momento che continuando a saltare da un carro all’altro, prima o poi mette a rischio l’osso del collo. Su coraggio la lotta per la sopravvivenza è cominciata solo in pochi ce la faranno, gli eletti. Gli altri tutti a guardare un paese in totale degrado, sperando che arrivi il messia, il candidato, il presidente, l’uomo solo al comando.

E qui si continua a guardare il mare, ora calmo, ora in tempesta. Passano le stagioni ma nulla cambia. La burocrazia, mancano i soldi, la volontà politica. I pescatori da anni presi in giro da false promesse, ed ogni volta il giro ricomincia, la giostra riparte per nulla cambiare. E chi è innamorato di questa terra si lacera, giorno dopo giorno, guarda l’amata ferita che respinge la condanna, e che altezzosamente quando sorge il sole è pronta a ripartire orgogliosa e fiera.

Ed il pescatore continua eroicamente a lavorare, sistema la rete, non si fa distrarre dal disastro che lo circonda, si prepara per andare per mare, nonostante tutto, nonostante sa già che li fuori è da solo e che nessuno gli darà una mano. Non crede più ai salvatori della patria, alle parole di chi poi sparirà dai radar, guarda il mare, il suo mare, e prende il largo con il vento in poppa, come da sempre è abituato a fare.

Carmelo Tripodi