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Follemente fuori di sé come Gesù! : L’Omelia sine glossa di Mons. Morrone alla Comunità di Maria SS. della Neve

  • Categoria: Sociale
CresimCresimPercorrendo la strada che dallo svincolo autostradale di Gallico si snoda sinuosa fino alla Chiesa di Maria SS. della Neve, in S. Giovanni di Sambatello, Mons. Fortunato Morrone, Domenica nove giugno scorso ha presieduto la gioiosa Celebrazione Eucaristica, durante la quale hanno ricevuto il Sacramento della Confermazione nove giovani della Comunità tanto cara a don Italo Calabrò.
Un momento di autentica gioia ecclesiale, alimentato dall’affabilità paterna dell’Arcivescovo, il quale in un simpatico momento dell’omelia, mentre “litigava” con la mitria capricciosamente ribelle sul suo capo, affermava con dignitosa autoironia: “ Questa mitria esce fuori…voi permettete che me la possa togliere? Sto imparando a fare il vescovo, ragazzi: abbiate pazienza!”. Commentando omileticamente il brano evangelico di Mc 3,20-35 il nostro Pastore ha spiegato alla Comunità come al tempo di Gesù molte persone affette da malattie psichiche o neurologiche venissero considerate possedute da satana e spesso ricorressero a pratiche esorcistiche, riferendo come anche Gesù, vivendo in quel contesto culturale, avesse compiuto numerosi esorcismi e fosse stato accusato più volte di essere “pazzo”. Mons. Morrone ha lanciato una provocazione inedita circa l’autentica accezione del termine “esorcismo”, spiegando come: “Esorcismo significhi togliere il veleno che portiamo dentro il cuore. Tanti esorcismi di Gesù, riportati dagli Evangelisti, furono potentissimi: un abbraccio, uno sguardo, una carezza”. Gesti d’amore squisitamente umani, come il perdono e la riabilitazione nei confronti della donna adultera di cui parla l’Evangelista Giovanni, per restituirle il dono prezioso della dignità umana. Con particolare acume teologale, Mons. Morrone ha ricondotto i fedeli al corretto significato etimologico del termine latino captivus, “prigioniero” del proprio egoismo, precisando come la follia di Gesù scaturisse dal suo continuo ascolto del Padre, in virtù del quale Egli rimanesse sempre “fuori di sé” e puntasse all’unità per risanare l’uomo dalla propria cattiveria. Continuava Mons. Morrone: “Gesù ci insegna che noi siamo spaccati e divisi tra di noi, mentre Lui è venuto a portare ad unità: la casa, il mondo, la famiglia, questa Comunità, la nostra Diocesi sono tutte realtà divise in se stesse e non si va avanti. Non andiamo avanti perché siamo divisi e spaccati tra noi stessi. Gesù muore per donarci la vita e l’unità in abbondanza. Gesù muore per riconciliare il mondo, come scrive San Giovanni. L’inferno è un cuore che non pulsa più, perché non si lascia riconciliare da Cristo; non è uno spazio o un luogo: è la tua vita che sta fallendo perché ascolti solo te stesso”. I veri cristiani - ha precisato il nostro Arcivescovo - condividono la “follia” di Gesù, perché ascoltando il Padre si esercitano continuamente a stare “follemente fuori di sé”, rinunciando ai propri interessi egoistici, attivando una generatività teologale che alimenti relazioni veramente fraterne, nella Chiesa e nella società. “Il peccato d’origine - continua il Presule - coinciderebbe con il rifiuto di ascoltare Dio, generando l’erronea e menzognera convinzione di “essere dio”: alimentando il disordine diabolico che tutto divide a causa del peccato di orgoglio”. Concludendo il suo magistrale intervento omiletico, Mons. Morrone si è rivolto particolarmente ai Cresimandi, ricordando loro che “La Cresima consiste nel prendere consapevolezza di aver un cuore pulsante che impazzisce come quello di Gesù. La missione dei novelli Confermati sarà quella di portare il buon profumo di Gesù, il profumo di quella umanità bella nei gesti e nello sguardo. Portare il Vangelo, che è la pazzia di Dio, la pazzia dell’amore ed è la Sapienza della Croce, perché Dio ha tanto amato il mondo da dare se stesso. Chiamati a dare vita, pensando come Gesù e agendo come Gesù!”. Mons. Fortunato Morrone non si è fermato alla teoria! Ha spiazzato, infatti, l’intera Comunità di San Giovanni dimostrando un profondo interesse nei confronti del lascito profetico di Mons. Italo Calabrò. Manifestando una paternità concreta, il nostro Pastore si è impegnato a ritornare fra qualche giorno a San Giovanni di Sambatello per incontrare di persona tutta la Comunità parrocchiale per presentarle un progetto che da mesi alimenta nel suo cuore per la promozione del piccolo Borgo di San Giovanni, in continuità con la rivoluzione sociale, politica, culturale e spirituale scatenata da don Italo. A Mons. Fortunato la riconoscenza commossa del Parroco don Bruno Verduci e di tutta la Comunità di S. Maria della Neve, con l’augurio filiale di continuare a stupire la Chiesa reggino-bovese con la sorprendente e disarmante “follia” del Vangelo!
 
Sac. Bruno A. Verduci