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Reggio Attiva sul problema rifiuti, le normative e le proposte

  • Categoria: Politica
reggioattivareggioattivaBen venga la disponibilità dell’assessore regionale  Di Caprio a collaborare con l’amministrazione comunale per risolvere il gravoso problema dello smaltimento dei rifiuti. Anche noi cercheremo di fare la nostra per sostenere e sollecitare l’intervento della regione per risolvere l’emergenza cittadina che ormai sta per diventare anche emergenza sanitaria. Ringraziamo la disponibilità dell’assessore nei confronti della nostra città nonostante le leggi attuali regolamentino la questione rifiuti in altro modo.

 

“Spetta alla Città Metropolitana organizzare e gestire in autosufficienza la raccolta e il trattamento dei rifiuti urbani nel territorio di sua competenza”: a sostenerlo è Giuseppe Sergi, presidente del Movimento Reggio Attiva, che precisa: “Con la Legge Regionale n.14/2014 e successive integrazioni nella L.R. n. 11/2019, l’Ambito Territoriale Ottimale della Città Metropolitana è stata definitivamente istituito, per come previsto dal Codice dell’Ambiente (Dlgs n. 152/2006), ed investito di tutti i poteri. Il Dlgs 152/2006 hadefinito i principi di autosufficienza e prossimità i quali obbligano le ATO alla programmazione e alla realizzazione di un sistema con una rete integrata di impianti idonei al trattamento dei rifiutientro il territorio, nella logica di una riduzione della loro movimentazione e trasporto”.

 “Di fatto, allo stato attuale – evidenzia Sergi – il territorio della Città Metropolitana è carente tanto nella capacità di trattare i suoi rifiuti quanto di smaltirli. Per risolvere nell’immediato il gravissimo accumulo di spazzatura che si è creato, la Città Metropolitana ha una sola alternativa, e cioè di farsi carico delle proprie responsabilità e di riaprire i tavoli negoziali con la Regione. Solo con un impegno serio a risolvere le questioni aperte, come per esempio accelerare le procedure per la consegna dei lavori di ammodernamento degli impianti esistentipiù volte sollecitata dalla Regione, la Città Metropolitana potrà sperare di riavviare un colloquio proficuo con le istituzioni regionali. Gestire l’emergenza non è creare un abbanco di ecoballe ma individuare valide alternative che possono anche voler dire mandare i rifiuti fuori territorio. Alcune soluzioni rapide potrebbero ridurre il carico di rifiuti da inviare in discarica, che peraltro nel territorio non esistono, ad esempio trattando la frazione organica da raccolta differenziata con un sistema di compostaggio “in bags”, in sacchi, che non richiede costruzione di strutture, è economicoe veloce da realizzare”. 

“L’emergenza rifiuti – prosegue in chiave di proposta il leader di Reggio Attiva – richiede misure adeguate ma necessita soprattutto di una programmazione perché non ci si limiti alla gestione del contingente, con l’obiettivo di spostare solo un po’ più in avanti il problema, ma si avvii finalmente un’azione efficace che produca nel tempo una soluzione definitiva della questione, affinché la gestione di rifiuti nella Provincia di Reggio Calabria non sia sempre e solo emergenza: la raccolta dei rifiuti nella Città di Reggio va ripensata e riorganizzata, si devono ripristinare i punti di raccolta nei quartieri, attrezzati con cassonetti per la differenziata ad accesso controllato attraverso tessere magnetiche da distribuire alle famiglie. Si può discutere sulle diverse soluzioni, cassonetti compattatori o semplici, interrati o su strada, tessere a punti (più differenzi più ti premio) o meno, ma comunque un’alternativa che ripristini il decoro urbano è necessaria. Eventualmente si può valutare un sistema misto, in cui si introduce il porta a porta per alcune categorie di rifiuti, per esempio l’organico, mentre l’indifferenziata, il vetro e il cartone si conferisce nei cassonetti. Si deve intervenire sull’impiantistica di trattamento risolvendo le carenze croniche, datate di anni, del territorio metropolitano. Se è vero che lo spirito dell’istituzione delle ATO è quello di assicurare la massima vicinanza possibile tra il luogo di produzione, il conferimento e il trattamento dei rifiuti con priorità agli impianti locali,non si capisce perché in tutta l’area industriale di Gioia Tauro- Rosarno-San Ferdinando che ricade nelle competenze della Città Metropolitana non si possono costruire impianti di trattamento dei rifiuti. Esiste, infatti, una norma nel Piano Regionale di Gestione Rifiuti (PRGR) della Calabria che stabilisce che impianti di questa tipologia devono distare dai centri abitati almeno 2000 metri, rendendo di fatto inutilizzabile tutta l’area industriale che invece è il luogo più conveniente e razionale.

Si consideri che nel PRGR della Regione Lombardia il limite è fissato a 1000 metri, mentre nel PRGR della Regione Veneto a 500 metri. Questo vuol dire che nel territorio della Città Metropolitana è impossibile costruire impianti di compostaggio o di produzione di biogas o di qualsiasi altro genere appartenente alla filiera del riciclo/trattamento dei rifiuti perché in nessun altro luogo che non sia un’area industriale, la popolazione accetta la vicinanza.Rimuovere questi ostacoli, snellire le procedure, favorire gli investimenti privati per innescare un ciclo economico basato sulla valorizzazione dei rifiuti, sono le azioni necessarie per cambiare il futuro della Città Metropolitana.Le discariche non sono una soluzione ma, in misura ridotta e sostenibile, sono necessarie. Se i trattamenti dei rifiuti sono svolti in modo corretto e la gestione è attenta, ben poca cosa finisce in discarica. Resta il nodo termovalorizzatore, alternativa poco gradita alla popolazione, ma che, come dimostrano molte realtà nel nostro Paese e più in generale in Europa, se dotato di attrezzature moderne e se correttamente gestito può anche questo rientrare nella logica della gestione virtuosa del ciclo dei rifiuti. 

“E’ bene ricordare – conclude Sergi – che la Calabria è nell’occhio della Comunità Europea con oltre 22 siti inseriti nelle procedure di infrazione per violazione ambientale e che al 31 dicembre 2018 l'Italia ha pagato oltre 548 milioni di euro di multe per il mancato rispetto della normativa comunitaria. Non abbiamo bisogno di altre violazioni da ecoballe non bene identificate e stoccate in condizioni quanto meno rischiose ma abbiamo bisogno di visione, programmazione e realizzazione”.