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Il Museo (Immaginato) del Mito di Scilla nell'epopea di Gilgamesh

a - venta - ventE se l’Odissea fosse stata scritta in Medio Oriente od avesse origini africane? Questo l’interrogativo posto da studiosi come Bernarl Martin, il quale, nel suo “Black Athena, the Afroasiatic Roots of Classical Civilization”, sviluppa una teoria afroasiatica che in Italia ha avuto eco in alcuni scritti della storica e sociologa delle società antiche Eva Cantarella, figlia del grecista Raffaele Canteralla.

L’Odissea è il racconto di viaggio di un re ed eroe alla scoperta di se stesso, costretto ad attraversare luoghi insoliti e spaventosi, fino a giungere persino nel regno dei morti. Un racconto che si presta ad un necessario confronto con la mesopotamica Epopea di Gilgamesh, di composizione probabilmente sumera databile nel III millennio a.C. Gilgamesh è un eroe ed è re della città di Uruk. Parte per un viaggio assieme ad Enkidu, il quale, al pari dei compagni di Odisseo, perirà e non farà più ritorno in patria. Gli amori extraconiugali del re di Itaca con Circe e Calipso sono rappresentati benissimo dai tentativi di seduzione della dea Ishtar, respinta dall’eroe mesopotamico. Altro elemento in comune tra i due protagonisti è il sonno, il quale riporta alla normalità sia Odisseo, il quale dormiente e ricondotto ad Itaca dai Feaci, sia Gilgamesh che assopitosi fallisce la prova per diventare immortale e ritorna ad un’esistenza umana tra le sue genti.

La civiltà greca sarebbe non un qualcosa di autoctono, ma il frutto di un recepimento della cultura afroasiatica dai popoli affacciati sul mar Egeo. Crolla così la plurisecolare convinzione sulle origini indoeuropee dell’Occidente, la quale si rivelerebbe una falsificazione storiografia, perpetrata per ragioni politiche a partire dal Settecento secondo un eurocentrismo di stampo imperialista. La teoria, molto criticata e discussa negli atenei statunitensi, pone degli eccezionali stravolgimenti del punto di vista con cui si guarda canonicamente al viaggio di Ulisse. Un cambio di paradigma che apre le porte a nuovi orizzonti.

Francesco Ventura