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Per uno studio preliminare su preistorico e protostorico nel territorio mottese

mottesmottesProf. Saverio Verduci

Cercare di ricostruire il quadro storico e protostorico del territorio di Motta San Giovanni comporta purtroppo e sfortunatamente numerose difficoltà dettate principalmente dalla scarsità di fonti e dalla quasi assente ricerca archeologica relativa a questa periodizzazione storica che sicuramente merita di essere maggiormente indagata e conosciuta.

Se per aree territoriali quali la Calabria centro settentrionale la consistenza di dati relativi ad insediamenti e tracce di stanziamenti preistorici e protostorici è abbastanza cospicua, per la Calabria Meridionale e per la Calabria ionica in particolare, tranne per l’area palizzese e bovese con gli studi del Prof. John Robb dell’Università di Cambridge e le ricognizioni del Prof. Sebastiano Stranges e del Sign. Luigi Saccàche hanno ricostruito un contesto insediativo di grande valenza storico-scientifica, per altri territori, semplici ricognizioni di superficie e i rinvenimenti di sporadico materiale di dispersione, non consentono ancora di ricostruire con un alto grado di attendibilità, la preistoria e la protostoria di questi territori.

Relativamente al territorio mottese tuttavianella totale scarsità e frammentarietà delle fonti, è possibile iniziare lo studio e una preliminare contestualizzazione storico-insediativa, comparando i pochi dati con quelli dei territori attigui seguendo le periodizzazioni e la cronologia storica generale di riferimento.

È molto probabile, come per alcune aree viciniori, che tutta la fascia costiera e collinare del territorio mottese, nel Paleolitico, doveva trovarsi al livello del mare ed essere abitata da uno stanziamento umano dedito principalmente alla caccia e alla pesca e che era in grado di produrre “choppers” di selce ricavata dai ciottoli raccolti e selezionate sugli alvei delle fiumare che attraversano l’intero territorio.

Maggiori sono invece i dati territoriali relativi ad attestazioni di attività umane presenti nel Neolitico. Durante questo momento storico l’intera regione è stata al centro di importanti trasformazioni che iniziarono con i primi tentativi di sfruttamento di quelle che erano le risorse naturali presenti sul territorio con l’affermazione, anche nel nostro territorio, della rivoluzione agricola che determinò la definitiva sedentarietà delle popolazioni primitive.

Si avviarono anche qui le prime rudimentali forme di agricoltura e di pastorizia. Parallelamente, come alcuni dati hanno ampiamente attestato e documentato, in questa precisa fase storica, iniziò ad affermarsi inoltre la lavorazione e la produzione dei primi manufatti ceramici con l’inizio anche dei primissimi scambi commerciali con le Isole Eolie e con la Sicilia come documentano alcuni frammenti di ossidiana rinvenuti su qualche asta fluviale e come materiale di dispersione su qualche area sommitale in prossimità del Valanidi.

Ciò infatti non esclude assolutamente l’ipotesi che il nostro territorio, al pari di quanto accaduto per l’intera regione Calabria, durante il Neolitico Medio non fosse al centro, data anche la sua strategica posizione geografica e la sua particolare morfologia, di scambi commerciali di una certa rilevanza con la progressiva strutturazione di “percorsi dell’ossidiana” perlopiù rappresentati dalle aste fluviali e da sentieri attigui, che collegavano la fascia costiera con le aree d’altura.

Nel territorio di Motta San Giovanni, è stata ben identificata una di queste vie di collegamento commerciale tra l’area dello Stretto e i territori pre-aspromontani nella Vallata del Valanidi. È possibile affermare ciò grazie ad una serie di rinvenimenti quali ossidiane proprio lungo l’aste del Valanidi e territori vicini.

Al Neolitico Medio si rifanno anche alcuni frammenti ceramici ascrivibili a 4500 anni a. C. Si tratta di frammenti cotti con il sistema dell'ossido-riduzione e decorati con losangature geometriche tipiche delle ceramiche isolane. In uno di questi frammenti è possibile leggere anche una decorazione fitomorfa di una foglia con le relative nervature.

Durante il Neolitico più recente la Calabria fu nuovamente al centro di importanti trasformazioni a livello sociale e culturale. Si registrò infatti l’arrivo di popolazioni probabilmente di origine egeo-anatolica che influenzano direttamente, con le loro usanze sociali, anche tutte le genti stanziate nei territori dell’area dello Stretto.

Queste popolazioni si contraddistinguevano principalmente per la loro cultura funeraria che, come documentato da alcuni sporadici rinvenimenti, venne progressivamente introdotta anche nei nostri territori. Questa cultura vide l’uso delle tombe a ciste e l’utilizzo di nuovo materiale ceramico caratterizzato prettamente da anse tubolari o a “rocchetto” di origine isolana che testimonia tutta una serie di contatti di tipo culturale e cultuale avvenuti tra le popolazioni che abitavano la sponda calabra dello Stretto e quelle che abitavano la sponda sicula.

Inesistenti sono invece dati relativi all’Età del Bronzo; posiamo però presupporre che le trasformazioni a livello sociale, economico e socio-abitativo che si riscontano per la parte settentrionale della regione valgano anche per i territori affacciati sullo Stretto. Nello specifico la localizzazione dei nuclei abitati e la loro estensione in questo preciso momento storico, sono strettamente connessi ad una maggiore disponibilità di risorse naturali e ad una maggiore presenza di fonti idriche per un ulteriore sviluppo intensivo della pratica agricola.

Lo sviluppo agricolo con una maggiore produttività determinò inoltre un aumento demografico e lo sviluppo di insediamenti umani di una certa importanza.

In una vasta area sommitale e pianeggiante tra Motta e Lazzaro, collocata sulla sponda di un torrente nel corso di una ricognizione sul territorio, il sign. Vincenzo Spanò si è piacevolmente imbattuto, in una serie di strutture apparentemente muretti a secco e frammenti ceramici molto probabilmente anche in questo caso, di origine preistorica confermando quindi lo spostamento del tessuto abitativo dalla fascia costiera verso le aree interne, sicuramente maggiormente dominanti e naturalmente meglio difese.

A partire dal 1500 a.C.una popolazione di non certa origine, gli Ausoni, giunse fino all’estremità della Calabria stanziandosi nel territorio compreso tra Reggio e Capo d’Armi. A darcene notizia è Dionigi il Periegete che racconta come gli Ausoni, un popolo molto probabilmente di origine indoeuropea e secondo il mito discendenti di Zeus, abitassero proprio nel territorio reggino che, sempre secondo quanto affermato da Diongi,si sarebbe stanziatosulla costa bruzia di fronte lo Stretto e avrebbe continuato la tradizione abbastanza intensa degli scambi economico-commerciali tra Calabria Meridionale e Sicilia attraverso lo stesso Stretto.

Il periodo compreso tra il XIV e il XII sec. a.C. documenta invece i primissimi contatti tra la Calabria ionica e il mondo miceneo con il conseguente spostamento degli assi commerciali verso oriente e forse con lo stanziamento di piccole comunità. Questo comportò a livello sociale nuove ed importanti trasformazioni quali l’introduzione presso le popolazioni locali della lavorazione con tornio e l’utilizzo di nuovi e grandi contenitori da trasporto.

È durante il Bronzo Finale che possono essere documentati i contatti con le regioni dell’Italia settentrionale anche se l’assetto insediativo e territoriale restò assolutamente immutato rispetto alla fase storica precedente. Si sviluppò in questo periodo la pratica dell’incinerazione con l’uso di materiale per il corredo funebre costituito da oggetti sia in bronzo che di ceramica decorata con solcature e losangature.

Il periodo compreso tra la fine dell’Età del Bronzo e l’Età del Ferro registra la presenza di sepolture con l’uso di tombe a fossa con rivestimento a ciottoli e di tombe a grotticella e inoltre è possibile registrare la presenza di manufatti di ferro, principalmente armi, che documenta in maniera inequivocabile, l’introduzione e l’utilizzo sempre più frequente di nuove tecniche metallurgiche segno dei sempre più costanti contatti tra le popolazione che abitavano le sponde dello Stretto e gli altri territori affacciati sul Bacino Mediterraneo.

Tutto ciò determinò lo sviluppo a livello sociale, di una nuova civiltà sicuramente Proto-urbana e proto-statale che vedrà comunque il suo definitivo tracollo nell’VIII sec. a.C. con l’arrivo dei primi coloni greci e con la fondazione delle prime poleis.

Quanto fin qui affermato in via generale è ampiamente applicabile anche al territorio di Motta San Giovanni poiché grazie ad alcuni, anche se sporadici dati, è possibile documentare la presenza in questo periodo, di stanziamenti umani strutturati in aree collinare del territorio.

Infatti la presenza di alcune sepolture che possono essere datate alla fase tra il Bronzo Finale (X-VIII) localizzate su piccoli terrazzamenti sulla Fiumara di Valanidi che hanno restituito materiali tra cui frammenti ceramici arcaici della tipologia italica insieme a materiali metallici documentano anche una certa evoluzione sociale.

Alcune recenti ricognizioni di superficie inoltre, avrebbero documentato sulle aree collinare del nostro territorio alcune concentrazioni di materiali che indurrebbero a identificare le aree stesse, come sede di stanziamenti sparsi e ciò è ancora una volta giustificato con la necessità di un maggiore controllo territoriale e di un probabile utilizzo per uso agrario della fascia costiera.

È dato certo che l’inizio della colonizzazione greca e la stessa fondazione della polis di Reggio a pochissima distanza da questi luoghi, abbia contribuito in maniera determinante, dopo un breve periodo di coesistenza socio-culturale, a determinare la fine di questi insediamenti nel corso dell’VIII sec. a.C.

(La foto relativa ai frammenti ceramici di Motta San Giovanni a corredo dello studio è del Prof. Sebastiano Stranges al quale va il mio più sentito ringraziamento)