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San Giorgio: ipotesi delle origini di un culto nel territorio della Motta San Giovanni

San Giorgio - MSan Giorgio - MLungo la strada che dal centro storico di Motta San Giovanni conduce alla Contrada Oleandro dove ha sede l’omonimo Santuario della Madonna del Leandro, luogo di profonda devozione per tutti i mottesi, è possibile ancora vedere quello che resta, sopravvissuto all’oblio del tempo, all’incuria dell’uomo e all’abbandono, dei ruderi di una piccola chiesa dedicata, secondo alcune fonti orali, a San Giorgio.

Il territorio mottese tuttavia racchiude inoltre una piccola frazione, sempre a nord rispetto al centro storico denominata proprio San Giorgio nei pressi della zona di Sarto località dove esistono e resistono all’usura del tempo i ruderi di un’altra chiesa, quella di San Nicola.

Importanti e continui sono dunque i richiami a questo Santo, San Giorgio che, come è facile dedurre, dovette rivestire un ruolo di primo piano nella cultura religiosa e sociale di questo territorio al punto da intitolargli una chiesa e anche una piccola contrada.

Ma cerchiamo di capire, nella generale frammentarietà delle fonti, quali possano essere effettivamente state le origini di questo culto presso il territorio mottese.

Ripercorrendo la storia delle origini di questo Santo, patrono anche della città di Reggio Calabria, apprendiamo che le sue radici affondano nella cultura religiosa bizantina.

La figura di San Giorgio è un personaggio storico realmente esistito. Infatti fu un militare romano vissuto nella Palestina greco-romana nel III sec. d.C. e martirizzato sotto l’imperatore Diocleziano presso Nicomedia nel 303 momento in cui furono continuate dallo stesso Diocleziano le feroci persecuzioni nei confronti dei cristiani per il loro rifiuto di riconoscere la figura divina dell’imperatore.

Prese il via così, un movimento di rifiuto della politica imperiale e allo stesso tempo religiosa che sfociò in un vasto movimento eremitico che generò, nello scorrere dei secoli, uno spostamento di masse popolari che lasciarono l’Oriente greco-bizantino per raggiungere ben presto, le sponde dei Paesi del Mediterraneo tra cui le coste della Sicilia e della Calabria portando appresso la loro cultura, le loro tradizioni, i loro culti.

San GiorgioSan GiorgioInfatti tra il 588 e l’808 d.C, numerosi profughi provenienti da Patrasso sbarcarono in Sicilia e poi sulla costa calabra dello Stretto andandosi ad insediare in parte nella città di Reggio e in parte nei territori ad essa limitrofi portando con sé la devozione per i loro Santi diffondendola poi tra le masse popolari locali.

Sotto il profilo cultuale queste figure santifiche relative a personalità realmente esistite e che nella loro vita ricoprirono incarichi di tipo militare, furono particolarmente diffuse nella Sicilia e in Calabria proprio perché portate in parte dai profughi orientali e in parte diffusi dagli stessi soldati bizantini nel momento in cui occuparono questi territori per rafforzarli e potenziarli.

Un altro ruolo sicuramente da non sottovalutare fu lo spostamento di molta parte della popolazione siciliana proprio nel corso del IX sec. d.C. a causa dell’occupazione araba dell’Isola che si spostarono proprio in Calabria.

Allo stesso modo quindi di quanto ipotizzato per la denominazione del Castello di Santo Niceto che potrebbe essere sorto ed avere avuto questa titolazione proprio perché portata da militari bizantini inviati sull’ultimo Thema di Calabria per difendere questi loro territori dall’arrivo degli Arabi della Sicilia, per omaggiare Niceto, ammiraglio bizantino vissuto al tempo dell’imperatore Leone III Isaurico tra il 675 e il 741 d.C. che dopo essersi ritirato dalla vita militare decise di dedicarsi alla vita ascetica facendosi monaco e divenendo, dopo la sua morte, figura santifica di rilievo per tutti i militari, anche per San Giorgio potrebbe essere applicato lo stesso percorso deduttivo.

Durante il periodo normanno e in particolar modo negli anni a seguire la battaglia di Cerami avvenuta nel 1083, la figura di San Giorgio riscoprì, anche sotto il profilo iconografico, molta notorietà soprattutto nei territori dell’area dello Stretto di cui l’area mottese ne è una parte integrante.

A rafforzare dunque l’ipotesi di un santo militare portato da genti, perlopiù soldati facenti parte delle troppe degli eserciti o semplici genti orientali venuti su questi territori, anche alcuni rinvenimenti archeologici conservati presso il Museo della Magna Grecia di Reggio Calabria tra i quali ricordiamo una piccola placca in steatite del X secolo, sagomata e intagliata, con funzione di amuleto, prodotto in area siriana. Esso riporta la figura di San Giorgio stante, circondato dal nimbo, con lancia, scudo e croce, proviene dalla necropoli bizantina di Calanna proprio a testimonianza della diffusione del culto stesso nei territori dell’area dello Stretto.

La figura di questo santo in virtù di questo rinvenimento documenta quindi un culto ad un santo militare difensore dei soldati in battaglia, che diviene il protettore dei campi del guerriero a riposo.

Saverio Verduci