Martedi', 26 Ottobre 2021
 
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Populismo e Antipolitica

PopulismoPopulismodi Peppino Maisano
A Roma il ballottaggio, dal quale dovrà venire fuori il nuovo Sindaco tra Gualtieri e Michetti dopo la programmata e prevista caduta della Raggi, avverrà sotto una verosimile occupazione militare non soltanto a presidio delle sezioni elettorali (2.600 circa!), ma anche e soprattutto, stante l’assalto di sabato scorso alla sede del Sindacato CGIL, a tutte le sedi e luoghi sensibili della Capitale.
 
La grande prova di forza vista in Tv sabato 9 veniva preparandosi da tempo, sotto gli occhi distratti di tutti: governo, forze dell’ordine, forze politiche in larga misura e stampa quasi al completo. L’input era partito l’inverno scorso con l’operazione “fuori il governo giallo-rosa”, conseguito agevolmente senza spreco di energie e con i soliti riti e passaggi parlamentari. Con Mattarella un po’ distratto nei passaggi e nei riti e Draghi più a distanza in attesa di essere chiamato. Come se si dovesse provare una strategia più ampia per attuare l’eliminazione di un danno capitale da compiersi a tappe successive per mantenere segreto il pensiero che nessuno doveva capire.
 
Si è capito però bene che la prima mossa doveva coincidere con le elezioni comunali scorse sulle quali necessitava imporre il marchio della eliminazione di alcuni sindaci 5S nelle grandi città sparigliando con candidature antagoniste dopo avere intorbidito le acque in casa PD per negare l’appoggio alla Raggi a Roma e non fare passare a Torino la candidatura del Prof. Guido Saracco, Rettore del Politecnico di quella città, proposto dai 5S alla carica di Sindaco in sostituzione della Appendino che aveva rinunciato a ricandidarsi.
 
Ora aspettiamo non solo l’esito del ballottaggio a Roma dove il M5s non si è ancora apertamente pronunciato chi appoggerà tra Michetti e Gualtieri, ma soprattutto aspettiamo l’esito di Torino tra Lo Russo e Damilano dove i 5s sono addirittura acquattati dietro l’angolo sprofondati nell’indifferenza.
 
Una siffatta linea accettata nel PD con la candidatura di Gualtieri, spalleggiata da Calenda quale fiancheggiatore ruba-voti alla Raggi in area sinistra-centro, o nelle vesti di possibile alternativa di soccorso, si ripercuoterà nel ballottaggio tra Michetti e Gualtieri il 17 prossimo, perché al suo interno si giocherà la più decisiva sfida tra i due campi sulle future alleanze politiche a sx per il governo del Paese da contrapporre alla dx nei prossimi anni.
 
Si tenterà insomma con ogni mezzo di far fallire l’intesa Mov. 5S-PD emersa con chiarezza nel voto al primo turno di Bologna che ha eletto Sindaco Lepore (61,90%) e in quello di Napoli che ha acclamato Manfredi Sindaco (62,88%).
 
Se entrambi gli obbiettivi saranno raggiunti dai tessitori noti e occulti che a suo tempo hanno sfrattato il governo Mov.5s-PD con l’aiuto palese di Iv, anch’essa partner governativa, per sostituirlo con quello attuale dei migliori ora inciampato nelle sommosse dei No-green pass non per problemi di alto profilo destinati a definire gli assetti del futuro del Paese, ma per scelte rientranti nell’ordinaria amministrazione, allora è inevitabile che saremo condannati ad assistere al fallimento del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) perché anche questo miracolo dell’ex governo prenderà la strada degli “investimenti produttivi” calati su problematiche fantasiose, ma non cogenti, che è il “pozzo senza fine” della brama delle grandi imprese per attingere a larghe mani senza decoro o ritegno a danno delle classi deboli e delle aree sottosviluppate.
 
Mi è gradito a questo punto dire qualcosa sul populismo e sull’antipolitica, due termini balzati all’improvviso negli ultimi anni agli onori di tutte le cronache non per essere glorificati, ma per ricolmarli di ingiurie e identificarli come i due mali sociali del secolo che stiamo vivendo.
 
Il populismo storicamente richiama situazioni e movimenti riconducibili al popolo intento a darsi un assetto politico di profilo pseudo-socialista. Non si tratta quindi di un’ingiuria né tanto meno di calunnia. E’ qualcosa che appartiene e che riguarda strettamente il popolo e il suo sentimento. Gramsci nel populismo leggeva più “connessione sentimentale” che “approccio tecnocratico”.
 
L’antipolitica oggi, a differenza di altra epoca quando veniva confusa con anarchia, può essere assimilata all’astensione dal voto democratico e popolare che in queste ultime elezioni comunali ha raggiunto il livello del 45% su scala nazionale; il che vuol dire che quasi un elettore su due si è negato al voto. Questo è un grave rischio, di altra diversa natura, che continuare a fingere di ignorarlo può condurre, prima o poi, a sbocchi inimmaginabili.
 
Va studiato attentamente il dato di astensione nelle sue profonde motivazioni e radici per risalire alla genesi e alle cause. Può darsi che salterà in evidenza la stretta connessione tra populismo e antipolitica, per cui intervenire opportunamente sull’uno con provvedimenti mirati e adeguati potrebbe risolvere di converso l’altro, e viceversa.