Mercoledi', 5 Agosto 2020
 
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Civismo e arruffamento

cane palcane paldi Peppino Maisano

Il problema dei cani, o più propriamente dei loro escrementi lasciati “alla vista” per strada – in paesi e città - dai proprietari distratti e frettolosi, come ben noto è entrato da tempo nel codice di procedura penale in apposita disciplina, opportunamente normata, fino ad avere interessato, per ora solo in qualche caso, l’intervento di competenza della Suprema Corte di Cassazione.

E’ inevitabile quindi che quando entra in campo a pieno titolo il diritto, il tema a volte si allarga fino a toccare aspetti del tutto imprevisti. Come è capitato nel caso in cui il cane alzando la gamba ha fatto la pipì sul muro di una casa o sulla ruota di un’auto parcheggiata, e i proprietari hanno reclamato il risarcimento del danno subito. Può apparire strano o esagerato, ma è così!

Non di norme e di diritto inflitti a torto o ragione, per stranezze o cose serie, però intendo parlare. Ho scarso interesse per le aule di giustizia. Né tanto meno mi attrae l’idea di infilarmi in un campo a me estraneo che peraltro mi potrebbe procurare qualche inevitabile inciampo.

Ciò che mi preme qui esternare, con qualche modesta esigenza, è la sensazione di sollievo e di fiducia che si prova davanti a una persona a passeggio col suo cane al guinzaglio con museruola che d’un tratto, allorché il cane alza la gambetta per depositare a terra il “pasticcio”, con accorta rapidità apre la borsa al braccio, infila un guanto, lesta si piega fino ai piedi, afferra il pasticcio e lo ficca con rapidità in una busta senza lasciare traccia per terra.. Tutta qui la scena, sotto i miei occhi ammirati e increduli che stavo dietro alla signora, ignara di trovarsi casualmente seguita.

A operazione conclusa, pochi secondi in tutto, allungo il passo e supero la signora col cane che percorre il marciapiedi di una famosa piazza di Palmi, suolo del pasticcio eliminato, in presenza di pochissime persone qua e là sparse, visibilmente distratte.

Con scarno eloquio esprimo compiacimento e attenzione alla Signora Giulia T. per l’ammirevole gesto improntato a chiara e ben precisa idea di civismo, che onora chi lo pratica e lascia ammirato chi l’osserva: all’improvviso e inaspettatamente fa sentire come se assaliti da un virtuoso refolo di condivisione benefica stimolante.

Purtroppo di questi tempi capita spesso dovere assistere a comportamenti civici di singoli non esemplari, non soltanto nell’ambito della gestione dei cani. Premono alle porte problematiche gravi più stringenti e drammatiche come quella dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Problema questo che attiene alle competenze e ai doveri delle amministrazioni regionali e comunali, ma che non lascia esenti da obblighi e incombenze i singoli cittadini di tutte le comunità.

Su tale questione, gravida di sofferenze e drammi da Reggio Cal. al Lazio, passando dalla Sicilia, se prevalesse un più virtuoso approccio e non gli smodati appetiti che vanificano l’offerta dei più elementari bisogni collettivi, certamente le nostre Città e i nostri paesi potrebbero offrire più equi servizi di civiltà ai contribuenti, oltre che un più speranzoso ambiente per tutti.

Non è facile, lo sappiamo tutti, e ci guardiamo bene dal credere o dall’illuderci che di punto in bianco le cose potrebbero cambiare. Serve una poderosa scossa politica dal basso che promuova col ribaltamento il cambiamento dello “status”. Da quando sullo scenario politico delle Città e dei paesi il civismo si è ridotto all’osso facendolo soppiantare dagli untuosi interessi sostenuti e difesi da personale improvvisato e inadeguato nell’arte dell’amministrare i Municipi soffrono a sangue, la gente scappa e i paesi si svuotano e muoiono. E non c’è intervento dall’alto che regga, se non poggia sulla partecipazione diretta dei cittadini interessati.