Domenica, 16 Dicembre 2018
 
  
  
  
 
UNICUSANO 01
 
OMC 5
careri
Banner Cundari
 
Easy Travel

PALMI Salvaguardare e preservare il monte S. Elia

Monte S. EliaMonte S. Eliadi Giuseppe Maisano
Il bel tempo in questi nostri luoghi in cui viviamo ha il potere di ridestarci all’improvviso non solo i sensi e la fluidità del sangue favoriti dalla migliore respirazione che stimola gli alveoli bronchiali e polmonari, ma soprattutto ci risveglia il pensiero e i sentimenti, quelli a volte più assopiti, più reconditi, e anche più intimi.
 
Col riesplodere del sole in forma splendente e smagliante, quasi estivo dei giorni scorsi, che ha reso l’aria frizzante e il cielo azzurro come di un celeste madonna, mi ha preso la voglia di ritornare a fare una passeggiata sul S.Elia, dove il chiarore meridiano di una trasparenza indescrivibile e il forte odore di muschio nostrano mi hanno offerto l’immagine di un incomparabile panorama di chiome e prati verdi, di mare blu intenso, di grigio tenue intriso a rossiccio, vicino e distante, che solo la mano prodigiosa di una forza arcana soprannaturale, capricciosa e benevola, pare abbia potuto tanto perfettamente concepire e disegnare.
 
Nel corso della mia lunga frequentazione del S.Elia, che si protrae ormai ininterrottamente dagli anni della prima giovinezza, in una delle visite estive avvenuta circa tre anni fa, mentre percorrevo la via che sale al monte fino al punto di più ampia apertura sui paesi litoranei e sul mare attaccato alle isole lontane, avevo notato un “contesto” intorno e ovunque di un impressionante degrado e squallore, non consono alla bellezza e alla maestosità del luogo. Indignato e indispettito per l’incuria regnante, al rientro a casa ho scritto alcune impressioni, pubblicate il 25.08.2015, per raccomandare più attenzione, rispetto e cura in direzione di un “bene comune” dall’inestimabile valore naturale e paesaggistico, anche se ancora la disattenzione e la non consapevolezza delle istituzioni all’uopo preposte l’affidano alle sole cure del Comune di Palmi, riservando per se stesse le prerogative coercitive e non invece quelle più essenziali e necessarie della vigilanza e della prevenzione.
 
Il Sindaco del tempo, mio conoscente, lesse per qualche via l’articolo e nell’ora di pranzo di un giorno successivo alla pubblicazione mi chiamò al cellulare per lamentare il danno di immagine che con esso avevo procurato alla Città di Palmi. Risposi appellandomi allo stato di fatto sotto gli occhi di tutti e il primo cittadino, prima di congedarsi, mi invitò a fare insieme un sopralluogo sul posto, poi non avvenuto, allo scopo di constatare insieme il profilo igienico-ambientale dei luoghi che io, secondo lui, col mio scritto, avevo trasmesso ai lettori in toni allarmanti. 
 
A colmare la lacuna del mancato sopralluogo, alcune settimane dopo ha provveduto Gazzetta del Sud che pubblicò a tutta pagina la notizia del quasi imminente inizio di lavori di “riqualificazione”del S.Elia, progetto finanziato dalla Provincia per l’importo di euro 100.000(centomila), aggiungendo nome e residenza dell’impresa assuntrice, specificando che a redigere il progetto esecutivo erano stati i tecnici comunali, non risprmiando di inserire anche tanto di fotografia a colori di un “randering” del progetto(Gazzetta di giovedi 24.09.2015, pag.32, riproposta sabato 9 gennaio 2016 a pag. 24).
 
Effettivamente i lavori ebbero inizio in tempi strettissimi e le attività di cantiere mi pare risalgono alle prime due settimane dell’ottobre successivo, mentre i tracciati plano-altimetrici delle cordolature, nonché la loro esecuzione e quella dei marciapiedi, compresa la messa in opera delle ringhiere in ferro, ora in evidente stato di avanzata ossidazione, furono realizzate subito dopo con ammirevole celerità.
 
Inaspettatamente però, tre quattro mesi dopo l’inizio dei lavori una segnalazione-denuncia a firma, pervenuta al Comando Provinciale del Corpo Forestale dello Stato di Reggio Cal., fece scattare accertamenti sul progetto la cui conduzione toccò per competenza territoriale alla Stazione CFS di S.Eufemia. Gli accertamenti hanno evidenziato violazioni a due vincoli protettivi gravanti sull’area di cantiere(ZPS e SIC) che il progetto e i relativi lavori non avevano rispettato, per cui il relativo carteggio fu inoltrato alla Procura della Repubblica di Palmi che ha aperto un fascicolo di indagine. In conseguenza la Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici bloccò i lavori, circostanza questa pubblicata qualche tempo dopo dal giornale locale palmese(Azione Metropolitana - Aprile 2016, a. III°) col titolo leggermente improprio quanto perentorio, ma sicuramente efficace e pungente che suonava così: “Distruttori di bellezza”.
 
Ho accennato più sopra al mio scritto del 25 agosto 2015 avente a oggetto il degrado sul S.Elia e al colloquio telefonico che ne seguì col Sindaco di Palmi, non per riesumare un mio intervento forse meritevole calato su una vicenda che ha avuto ed avrà l’effetto di suscitare ancora sicuro interesse; né tanto meno per allungare luci o stendere ombre su fatti e circostanze autoderminatisi sotto l’effetto del più naturale e legittimo confronto-scontro locale. Osservando ora a distanza con più cognizione gli accadimenti di allora, nonchè quelli successivi di diversa natura, non stupirebbe di scoprire all’interno di essi una sorta di fenomeno di eterogenesi dei fini, culturalmente sofisticata, messasi all’improvviso e istintivamente in moto quasi a dimostrare come a volte dalle nostre latitudini la voglia di autolesionismo masochista travalichi il concetto di sofferenza fisica per rifugiarsi e consolarsi, come dolcemente, nel solo godimento psicologico. Ma se, invertendo la marcia del tutti contro tutti e ci si sforzasse a questo punto a coniugare insieme logica e buonsenso, facendoli funzionare d’ora in poi all’unisono, ci accorgeremmo subito che il S.Elia, appare più oltraggiato oggi dal blocco lavori che ieri dai lavori perseguiti, per cui si fa strada l’urgenza di restituirlo ad una più confacente dignità e ad un più conveniente decoro. Si tratterebbe di rimettere in piede l’asino azzoppato mentre portava l’acqua al mulino di un’importantissima causa, e aiutare a rialzarlo dalla caduta per rimetterlo di nuovo in piedi e farlo continuare nel suo importante lavoro da rendere alla comunità. E’ interesse di tutti, palmesi e non attivarsi perché i beni comuni, da lungo tempo in sofferenza e alla mercè dell’incuria, possano ricevere l’impegno e la cura di tutti, profusi con amore e sentimento, ma anche con attenzione intelligente, non fiscale o poliziesca, se vogliamo che non finiscano, prima o poi, nelle mani e nel dominio degli avventori, sempre pronti a recingerli, occuparli e cementarli.
 
Ecco perché riprendo l’argomento, sia pure dopo qualche tempo; perché mi punge e mi affligge l’immagine dolente dei lavori incompleti e ora anche abbandonati, che stanno li, testimoni muti e impietosi davanti agli occhi dei passanti, dei turisti e miei, a dirci che lo stato di abbandono e di squallore in cui versano ora si identifica inevitabilmente con la nostra sconfitta fino a quando continueremo a passare da li solo per guardare, anziché andare altrove per darci da fare.
 
La legalità non agisce come osservanza fredda e distaccata di norme di legge; ed il concetto di cittadinanza attiva non è sinonimo di spartanità, ma di integrazione e solidarietà.
 
Mi ritorna opportuno in mente il racconto di un anonimo sudafricano, forse richiamato in qualche altra circostanza, che tratta di un piccolo colibrì che, durante un incendio nella foresta mentre tutti gli animali fuggivano, volava in senso contrario con una goccia d’acqua nel becco. “Cosa credi di fare?” gli chiese il leone. “Vado a spegnere l’incendio” rispose il piccolo volatile. “Con una goccia d’acqua?” disse il leone. Ed il piccolo colibrì continuando a volare “Io faccio la mia parte”.
 
Se ognuno farà la sua parte, si renderà un meritorio servizio alla Città di Palmi e alla sua virtuosa gente, si darà rinnovato lustro alla sua tradizione di Città delle arti e delle lettere e al suo prestigio per i natali dati a molti figli illustri, si infonderà sollievo al cuore e all’anima di quanti, vicini e lontani, palmesi e non, calabresi e non, italiani e stranieri, sono amanti dei luoghi ameni e della esistente straordinaria natura dominante, concentrati insieme in quell’incantevole spettacolo di luci, colori e mormorii di echi soavi e cavernosi che si apre davanti a tutti da ogni angolo lo si ammiri.