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LAZZARO L’A.R.P.A.Cal certifica: acque di vegetazioni nel torrente Oliveto

Torrente OlivetoTorrente OlivetoNon ci siamo sbagliati nell’affermare che  le acque scaricate nel torrente Oliveto fossero riconducibili ad acque di vegetazione. Ciò è stato certificato dall’A.R.P.A.Cal che a seguito della richiesta di accesso alla documentazione amministrativa, ci ha trasmesso gli atti relativi all’attività svolta in giorni diversi a seguito della nostra segnalazione e l’esito delle analisi di laboratorio eseguite su campionamento di acqua superficiale  prelevata presso il torrente Oliveto.

Le analisi hanno dato il seguente esito: “”“dal punto di vista chimico – fisico il campione si presenta alterato per colore ed odore. Inoltre in base ai valori dei parametri chimici determinati il campione si presenta fortemente inquinato ed il suo chimismo di base gravemente alterato, con elevati valori dei parametri solidi sospesi, COD,DOD5, fenoli e Grassi animali e vegetali. Inoltre risulta significativamente modificato il rapporto sodio/potassio, a favore di quest’ultimo. In base a quanto determinato si può affermare l’immissione nel corpo idrico di acque di vegetazione non depurate”””

L’intervento dell’ARPACAL che ha operato con personale della Polizia Giudiziaria della Guardia Costiera di Reggio Calabria, sempre pronta   ad intervenire a tutela dell’ambiente marino e della salute e della sicurezza dei bagnanti, è stato tempestivo, ma chi paga per i  danni che sono stati arrecati all’ambiente da detti annosi scarichi da noi segnalati già nel 2009.

Ci risulta che la fonte inquinante ovvero il frantoio  di Motta SG a seguito di detto intervento è chiuso e le acque del torrente agli occhi del comune cittadino osservatore sono tornate ad essere pulite.

Seppur questo intervento da una parte ci tranquillizza, dall’altra inevitabilmente rafforza in noi il convincimento che per quanto riguarda gli altri potenziali pericoli per la salute e l’incolumità pubblica presenti non solo sul nostro territorio, ripetutamente e insistentemente da noi segnalati non viene posta dalle competenti Istituzioni l’attenzione che i casi richiedono. 

Vincenzo Crea (ANCADIC), Riceviamo e pubblichiamo